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Lucine

Ieri sera, rientrando, ho effettuato una deviazione di percorso in libreria. Una nuova, il punto vendita di una grande catena, in cui non ero mai stata. Buona parte del piano terra è costituito da un soppalco. Probabilmente perché ero stanca, ho fatto proprio fatica a salire il gradino. Di fare un giro al primo piano manco a parlarne:  c’è una rampa di scale piuttosto ripida, che stanca com’ero mi sembrava una zigurat. Non mi sono informata sulla presenza o meno di ascensori: l’ ho considerato un segno del destino e ho preso una copia di Memoriale del convento, impilato proprio vicino all’ingresso, ho pagato, sono uscita e tanti saluti al cazzo.
Ammetto che però, la vicenda mi ha lasciato addosso  una certa tristezza. Va bene il rischio di ammazzarmi su e giù da metro e tram ma mi è difficile tollerare limitazioni di movimento in libreria. La prossima volta chiedo.  Forse l’ascensore c’era e io non l’ho visto.
Sempre restando in tema di libri vorrei ringraziare anche da qui un utente di Anobii, praticamente uno sconosciuto, che qualche settimana fa si è offerto di prestare a me - una perfetta estranea - la sua copia di il Cielo e la terra, un romanzo di Carlo Coccioli praticamente introvabile. Dal momento che abitiamo decisamente lontani il libro mi è arrivato per posta.
Oltre ha essere un libro stupendo, stratificato e complesso ho scoperto che l’edizione che mi è stata prestata ha pure un certo valore economico. Ieri mattina, navigando in rete, ho scoperto che una copia della prima edizione del Cielo e la terra, uscita per Vallecchi nel 1950 vale circa 55 euro.
E’ la stessa edizione che ho avuto tra le mani.
L’ ex sconosciuto di Anobii qualche settimana fa mi ha scritto :«Se vuoi te lo presto (quello oppure l’L’erede di Montezuma). A fare un piego di libri ci metto un attimo e spendo poco. Quando hai finito (con tutta la calma), me lo rispedisci».
Quant’è stato generoso? E fiducioso, soprattutto.
Grazie Giacomo, grazie ancora.
Persone del genere addolciscono la fatica di vivere in un mondo pieno di stronzi, barriere architettoniche e case editrici ottundenti, che non hanno le palle di ristampare certi fertilizzanti dell’anima come il romanzo di Coccioli.

postato da sempreinbilico alle 12:03 del giorno sabato, novembre 14, 2009
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Finestre alte e fasce deboli
 

Per fortuna mi hanno cambiato stanza. Mi hanno assegnato l’unica stanza dell’ ultimo piano senza piatto doccia nel bagno. Adesso riesco a farmi la doccia senza dovermi aggrappare alla maniglia della porta per uscire, ed è una bella conquista. Che non voglio assolutamente sminuire. Anche se nella nuova stanza non riesco ad aprire la finestra, che è un abbaino, dal momento che sto in un sottotetto. E’ troppo in alto e non ci arrivo. Qualche giorno fa ho lasciato  un biglietto (reader-friendly, beninteso) sotto la porta dell’ ufficio dei gestori chiedendogli una qualche soluzione al problema.
La mia coinquilina mi ha raccontato che uno dei responsabili nel pomeriggio è salito a dare un’ occhiata. Lei gli ha spiegato in due parole il problema. E lui ha ribattuto: «Ma mia moglie quando non arriva da qualche parte sale su una sedia!»

(E no, lo so cosa state pensando, ma mi sono informata in seguito e sua moglie non  sembra affetta da handicap motori).
La coinquilina dopo qualche attimo di smarrimento ha chiesto: «Vogliamo provare a mettere Gloria su una sedia?».
E raccontandomi l’accaduto ha aggiunto: «E che cazzo, ho pensato. Che cosa devi fare secondo loro per aprirti una finestra? Le Cirque du soleil ?».

postato da sempreinbilico alle 20:38 del giorno sabato, ottobre 31, 2009
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Dai garage a Milano nord ai Navigli di Milano sud
 

«Chi odia i Terroni/ Chi ha crisi interiori/ Chi scava nei cuori/ Chi legge la mano/ Chi regna sovrano…»

 

Ci metto un’ ora ad andare in ufficio. E un’ora a tornare. Attraverso tutta la città da nord a sud. Con metrò e tram. L’ altro giorno mi veniva in mente che Balzac (forse in Splendori e miserie delle cortigiane) accennava alla nascita degli omnibus, i progenitori dell’ attuale trasporto pubblico.
Viaggiare sui mezzi pubblici suggerisce innumerevoli spunti per una versione contemporanea della Commedia umana. Nel corso del mio tragitto quotidiano vedo ogni giorno il lusso e la miseria, ricchezza e sporcizia. Facce e tipologie umana suggestive dai garage a Milano nord, passando per via Montenapoleone fino a Porta Genova e i Navigli di Milano sud. Il paesaggio urbano e la sua fauna mi hanno sempre solleticato l’ immaginazione. Mi ricordo che tre anni fa, al mio arrivo a Milano rimasi esterrefatta davanti all’ esercito di maggiordomi e colf che portavano a spasso i cani dei loro padroni. Un altro fenomeno curioso che mi colpì molto all’ epoca era il fatto che si finisse a salutare i mendicanti che si incontravano ogni giorno andando in università. Ognuno aveva il suo posto fisso. C’ erano quelli che, seduti sulle scale della metro, si spostavano per farmi passare senza bisogno che glielo chiedessi. Gentilissimi davvero.
Ecco, se c’è una cosa figa nell’ essere handicappati è quella che ti costringe a tenere sotto controllo i pregiudizi. Un appoggio per salire un gradino può esserti offerto da un immigrato sudamericano o da un super manager di quelli diretti in piazza Cordusio.
Sì, decisamente il lungo e faticoso viaggio di ogni giorno in questa prima settimana di lavoro è stato denso di spunti e riflessioni che mi hanno ripagato, almeno in parte, della fatica massacrante.
Forse però da lunedì proverò a leggere sul tram.
Il capo si è ricordato di una mia vecchia richiesta e mi ha prestato Piccolo Karma di Carlo Coccioli che secondo me è un grandissimo («Dio, chiunque Tu sia, mantienimi separato dalle complicazioni letterarie» p. 14).
Quanto al ménage  domestico ammetto di aver gettato giosamente la spugna, quando ho scoperto che alla trattoria qui di fronte posso mangiarmi un piatto di pasta a meno di quattro euro risparmiandomi rischi e fatica di armeggiamenti in cucina.
Che a proposito, stamattina era un vero cesso.
E se penso allo sforzo fisico che ho fatto per lasciare pulito ieri sera, malgrado la stanchezza, sinceramente mi girano un po’ i coglioni.

postato da sempreinbilico alle 11:42 del giorno sabato, settembre 26, 2009
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Lavoro&Amore
(Di soldi& salute parliamo un altro giorno…)
 
Sono assunta, è ufficiale.
Domenica torno a Milano pronta per il mio nuovo impiego da webwriter.
Alla faccia di chi mi ha fatto sentire un peso morto.

Probabilmente è un contratto che mi sono meritata, dati gli sforzi testa-bassa-e pedalare, ma senza dubbio ho avuto anche una buona dose di fortuna.
Conosco gente che non ha avuto lo stesso culo mio.
Qualche mese fa ho visto Miss Rolling nel cortile dell’università, che spingeva mestamente le ruote della sua sedia a rotelle. Era una studentessa brillante, sì è laureata con la lode.
Mi ha detto di aver trovato lavoro presso una biblioteca grazie al collocamento mirato..
Le ho chiesto se le piace.
No ha detto.
Le ho domandato se ha intenzione di cercare qualcos’ altro, magari come stagista.
No ha ripetuto.
Come darle torto?
Se ti assumono come quindicesimo il contratto è d’oro. Tutele come non se vedono più.
Però aveva l’aria infelice. Così infelice che mi è venuto il magone.
Avrei voluto dirle di piantare tutto e andare all’estero. Avrei voluto incoraggiarla.Avrei voluto abbracciarla.
La sua rassegnazione mi ha spaventata. Non credo nemmeno che si prenda spesso il lusso di manifestare la  disillusione che prova.

E’ una cosa terrificante da ammettere, però mi sono ritrovata a gongolare. Per il momento – ho pensato – sono riuscita a sfangare la frustrazione professionale. Ho gongolato a lungo: la bellezza di mezzo secondo.
Ho sfangato almeno la frustrazione lavorativa.
Allo scoccare del mezzo secondo di gongolamento, si è però levata una flebile vocina, da qualche angolo della mia mente. Probabilmente era il suono di quella che chiamano coscienza.
“Gloria sei soddisfatta della tuo status sentimentale?”
No.
“Ho intenzione di cambiare la mia situazione?”
No.
In realtà non è che ho detto proprio un no secco, alla coscienza che mi pungolava.

La mia risposta somigliava più a qualcosa tipo manco per il cazzo.

Non mi confido con nessuno, e non voglio iniziare a farlo, ma la verità è che mi sento in preda a un impasse sentimentale che, diciamocela tutta, dura da davvero troppo tempo. Questa singletudine perenne mi fa paura, ma se qualcuno mi fa un complimento, tutto quello che riesco a rispondere, sogghignando certo è:«Di un po’, ma per quale strana perversione ti piacciono le spastiche? ».
O qui le cose cambiano o sono destinata a fare la fine di Eugénie Grandet.
Che fine ha fatto Eugènie?
Se vi interessa, cari i miei e-lettori leggetevi l’ omonimo romanzo di Balzac.

Per quanto mi riguarda mi sono sbottonata pure troppo, e siamo ormai a settembre: se faccio dell’esibizionismo cardiaco il mio cuore prende freddo.
In sottofondo la canzone che sarebbe bello qualcuno mi dedicasse, prima o poi (ma se continuo così la vedo nera).

Soundtrack:
A me ricordi il mare, Daniele Silvestri.
postato da sempreinbilico alle 22:50 del giorno martedì, settembre 01, 2009
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Imbarazzo: questo sì che è un post-piagnisteo
(Mi sento ringiovanita di dieci anni!)

 
 
Mi serve una borsa nuova.Quella borsa che vedete lì sopra è stata il pomo della discordia. L’ ho adocchiata in un negozio e dal momento che mi sembrava carina pratica e non troppo costosa ho chiesto alla commessa di mostrarmela. Solo che al seguito c’era mia madre. La quale odia l’ abbigliamento e gli accessori con un vago retrogusto vintage. Ma quella tracolla non mi sembrava poi così vintage. Solo che non vuole nemmeno che porti borse capienti. Dice che teme che una grossa borsa potrebbe rimanere incastrata tra le portiere della metropolitana. E con il mio handicap non è proprio il caso. Potrei finire sfracellata sotto i binari per colpa della borsa troppo grossa. E mia madre non se lo perdonerebbe mai. Senza contare che verrebbe additata dalla folla come genitrice degenere di figlia spastica.Quindi la tracolla dell’Adidas che ho notato l’ha subito riempita di terrore.
L’ ho messa sulla spalla. Carina. Grande ma definirla ingombrante era eccessivo. Mia mamma però divorata dall’ angoscia attacca a dipingere uno scenario in cui la tracolla impigliata nelle scorrevoli mi trascina giù sui binari, mentre intorno a me la folla sgomita con la solita indifferenza per farsi solito sul vagone. Tutto questo sotto gli occhi della commessa.Sono troppo mortificata per sollevare qualsiasi obiezione. O per avviare una polemica.Non ho voglia di discutere.Mormoro:«Ok. Può darsi che abbia ragione tu».Sfilo la borsa e la porgo alla commessa. Mia mamma le sorride con aria d’intesa e commenta: «L’avevo capito subito che non andava bene. Gliel’ho lasciata provare perché se ne rendesse conto anche lei».Non ho più la vis polemica dei sedici anni: penso che fa così perché è preoccupata e non si rende  davvero conto di caricarmi addosso anche le sue preoccupazioni oltre alle mie. Però devo ammettere che quando sento queste argomentazioni la voglia di buttarsi sotto un treno per un attimo è uguale a quella di dieci anni fa. Puoi crescere, maturare, aumentare il livello di tolleranza, farti il culo quadrato, puoi trasferirti a Milano, puoi aver trovato lavoro ma agli occhi di mammà sei sempre la solita spastica incapace di intendere e di volere.Come diceva qualcuno non è cambiato un cazzo dai tempi di Sparta.
postato da sempreinbilico alle 20:58 del giorno lunedì, agosto 17, 2009
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Mi hanno detto che devo imparare a stire zitta...

Sarà che non ho distrazioni a parte i libri che leggo e i telefilm che guardo. Sarà che è un mese che non vedo nessuno. Sarà che mi sorprendo a pensare che sarebbe bello uscire con qualcuno (e siccome mi imbarazza averlo ammesso  voi fingete di non averlo letto, per favore).
Per tutti questi motivi, oggi, non mi va di scrivere. Rischio di buttar giù un post piagnisteo. E allora lascio la parola a chi questi rovesci sul cuore  riesce a raccontarli meglio di me.

Soundtrack: Agosto, Perturbazione.
postato da sempreinbilico alle 20:08 del giorno venerdì, agosto 14, 2009
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Cinesi e affiliati la sanno lunga

Mentirei se dicessi  che in questi giorni mi sono spaccata la schiena sulla tesi.Al massimo posso dire che mi hanno spaccato la schiena, dal momento che mercoledì è venuto il mio fisioterapista e sono stati cazzi amari. Ho ancora il collo indolenzito. Per il resto calma piatta, poco studio e tanto, tanto rock italiano. Come hit della settimana si impone Agosto dei Diaframma.Anche se, -tra una puntata e l’altra dei Soprano -le mie letterure sono un pochino diverse da quelle di Federico Fiumani. Sono alle prese con Le sei reincarnazioni di Ximen Nao. L’ autore si firma Mo Yan ( che in cinese significa – Non parlo -) ed è quello che ha scritto tra le altre cose, anche Sorgo Rosso.Questa sua ultima fatica trasuda  effluvi di humor e saggezza  tipicamente cinesi da ruminare, trascrivere sul taccuino e raccontare all’ora di cena, del tipo: «L’ uomo retto non teme che l’ombra sia storta, la merda secca non si appiccica al muro» (p.224).

postato da sempreinbilico alle 12:40 del giorno domenica, agosto 09, 2009
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Le ultime parole famose (v.?)
 

“La narrazione influenza le nostre vite”. Giusto il tempo di scriverlo nella tesi e ne ho una conferma. Guardavo True blood in streaming ma l’hanno tolto dal sito su cui lo guardavo per motivi di copyright.Quando me ne sono accorta ho porconato per mezz’ora di fila.
Se le mie visioni tardo pomeridiane sono state interrotte la mia vita onirica notturna continua ad essere effervescente. Un paio di notti dopo aver sognato Skellington che mi stringe un’avidità famelica me lo sogno pure la notte successiva. Questa volta timido, goffo, alquanto più aderente all’ imbranato che conosco si siede accanto a me nella camera di uno sconosciuto e mormora tre parole inaspettate: “Io ti amo”.
Poi ci ritroviamo improvvisamente fuori all’ aperto e il medesimo, signore e signori, protende trepidante le labbra verso di me e mi bacia. Ho capito che era un sogno dal fatto che mi sono lasciata baciare: ho problemi anche a farmi sfiorare dagli insetti che mi svolazzano intorno quando vado a leggere in giardino: figurarsi se mi lascerei baciare a cuor leggero dal Grande Innescatore di tutte le mie paranoie.
Comunque già la notte seguente ho sognato che le cose erano tornate alla normalità: scoprivo online un suo blog in cui mi rimpiangeva da morire ma non aveva il coraggio di blablabla
Chissà perché faccio sogni così contradditori.
Forse il mio inconscio si preoccupa che abbia un qualche surrogato di vita. Ma se durante la fase R.E.M mi sento coinvolta e turbata al risveglio mi trovo completamente e indifferente senza uno straccio di strascico emotivo. E il mio primo pensiero va sempre ai paragrafi da scrivere, alla bibliografia e alle notte a piè di pagina da sistemare.
A voi, oziosi lettori del blog, che siete arrivati in fondo a questo appiccicoso post consiglio -come premio che vi siete meritati – la lettura di Rayuela di J Cortàzar. Che di sogni è pieno, ma a differenza di quanto scrivo è  anche pieno di vita. Ed è bellissimo.

postato da sempreinbilico alle 22:49 del giorno martedì, luglio 28, 2009
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Miracolo:  (quasi) assunta
 
Sì, finalmente la lieta novella nella quale non credevo più è giunta: ho trovato un lavoro retribuito. Passerò dal ruolo di stagista a quello di redattrice. Yuhuu.
Aprofitto di queste righe per ringraziare il capufficio della fiducia accordatami: baciamo le mani a vossignoria.

Il che significa che entro la metà di settembre vorrei aver scritto (pia illusione) tra le quaranta e le sessanta pagine.Nel frattempo leggo quella ludica meraviglia di Rayuela e i romanzetti di Gaetano Cappelli. A volte, a giudicare dalla sua prosa così ammiccante mi viene il sospetto che Cappelli sia un saputello e un paraculo. Ma è un saputello e un paraculo adorabile che mi fa morire dal ridere.
…Ride bene chi ride ultimo? Ride meglio chi ride dall’inizio alla fine ( di ‘sta tesi estenuante).
postato da sempreinbilico alle 23:11 del giorno domenica, luglio 19, 2009
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Farewell to dorm
(Addio alla 222)

E’ quando tiri giù dalla porta il poster di Einstein con lo slogan : “La responsabilità rende complicato il male e semplice il bene”. E’ quanto stacchi più delicatamente che puoi il manifesto delle Luci della centrale elettrica. E le citazioni di Bolaño e di Cèline. E il testo di Io scriverò che hai attaccato davanti alla scrivania. E’ quando cestini decine di post it. E' allora e solo allora il momento in cui ci si rende conto che Partire è un po’ morire.
postato da sempreinbilico alle 11:34 del giorno martedì, luglio 14, 2009
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Quello che mamma non deve sentire
 
Mercoledì si laurea Miss Wintour che, sono sicura, farà una discussione sfavillante.Lo stesso giorno, più o meno alla stessa ora, discuterà la tesi pure Pahola, che mi ha citato pure tra i dedicatari della tesi.“E a Gloria, senza la quale non c’è gusto a discutere cosa sia letteratura e cosa no”.Lunedì prossimo si laurea anche Beerman, il quale come regalo da parte della sottoscritta si ritroverà una copia di Finzioni di Borges, la stessa che lui mi ha prestato un anno fa e che io ho finito di leggere giusto ieri.
Meglio tardi…

Comunque – come avrete certamente intuito – sono circondata da laureandi, il che mi ricorda costantemente che io non ho ancora scritto una riga di tesi malgrado la mia bibliografia attuale superi i sessanta volumi.
Riuscirà la nostra eroina a laurearsi entro dicembre?

Nell’attesa che il prof mi autorizzi a iniziare la stesura definitiva non posso fare altro che continuare ad accumulare bibliografia e fronteggiare questo caldo umido e appiccicoso che, probabilmente, mi sta dando un po’ alla testa.
Mi rendo conto che questa è una cosa che scrivo ogni estate. Ma ‘stavolta la faccenda è seria veramente. L’altra sera, per dire, mi sono messa a cercare le canzoni dei Pooh su Youtube, il che la dice lunga sul mio smarrimento interiore.
Per fortuna avevo le cuffie ben premute sulla testa e mia madre non mi ha sgamata (…spero!).
Quando era giovane e nubile colei che mi mise al mondo nutriva una vera ossessione per il gruppo di Canzian e compagnia. Tale fissazione si manifestava nei modi più diversi: dietro sua stessa ammissione si sdilinquiva come una lontra in calore se durante un concerto riusciva a sfiorare (più o meno casualmente) un membro del gruppo. Ha passato pure i pomeriggi di domenica appostata fuori dalla villa al lago dei nostri.
Quando ero piccola era tutto uno stridio di musicassette con la Piccola Katy impigliata del mangianastri. Già a tre anni i Pooh mi facevano girare i ciglioni. Qualche anno dopo ho scoperto il punk hardcore. Il resto è storia.
Poi, l’altra sera questa regressione al falsetto. Secondo me è tutta una questione di scompiglio ormonale (leggasi: ho bisogno di un uomo).
La stramberia dlla situazione sembra riflettersi nelle parole stesse dei Fab four («Ma che coraggio che hai…Come fai??? ») lasciandomi, se possibile, ancora più perplessa.

Soundrack: Pooh, Dammi solo un minuto

postato da sempreinbilico alle 16:51 del giorno sabato, luglio 04, 2009
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Svelo  l’arcano
(Sempre che ve ne fotta qualcosa)
 

A volte ci è difficile credere che ci sia esiste una sola cosa giusta da fare.
Succede però che un frinire interiore ci perseguiti sollecitandoci a fare qualcosa, non tanto perché potrebbe servire a qualcosa, quanto perché è giusto farlo.Anche se preferiremmo farci tatuare – I love Matteo Branciamore - sotto l’ombelico piuttosto che dare retta a questo ronzio interiore.Sono dettagli apparentemente irrilevanti quelli che ci convincono a prendere decisioni antipatiche.
Come la vista di una serena famigliola di anatre nella propria piscina che ha convinto Tony Soprano a consultare una strizzacervelli.Nel mio caso è stata una richiesta di amicizia inoltrata da mia sorella su Facebook. A Skellington, così per fare due chiacchiere ogni tanto. E lui l’ha rifiutata. Non vuole rimuovere solo me. Anche qualsiasi cosa gli ricordi la sottoscritta. Come lui ha scritto a mia sorella per giustificare il suo rifiuto lei fa parte di un periodo che lui vuole dimenticare.
Bene, io sono venuta a conoscenza di questo episodio per pura coincidenza. Mia sorella non si dimostra sempre un’aquila ma, questa volta,che sarebbe stato meglio non farmelo sapere, l’aveva capito al volo.. Ma il caso ha voluto che venissi messa a parte di questa patetica faccenda.
E’ stato come sentirsi paragonata a  una specie di gigantesco neo, di quelli che se si vuole asportarli come si deve, bisogna anche rimuovere una bella fetta di tessuto sano intorno. Nella fattispecie quella povera disgraziata di mia sorella che in tutti i dissapori tra me e Skellington non c’entra proprio un cazzo. E sia chiaro, io sono anni che non le chiedo informazioni su quello là.
Che però la rifiuta su Facebook, in quanto mia sorella.
Manco gli avessi sterminato la famiglia a colpi di bazooka.

Ho fatto quello che non ero riuscita a fare in due anni: ho aperto un file .doc e gli ho scritto.
Quindici righe in poco più di mezzora.
Una mail asciutta asciutta,insomma, senza nessun riferimento alla mia vita attuale.
Spero di essere riuscita a depurarla da qualsiasi manifestazione di rancore, anche se vi garantisco che si è trattato di un boccone difficile da ingoiare.
Ho accennato al fatto che per me è piuttosto difficile essere considerata alla stregua  di un grosso tumore. Ma soprattutto gli ho detto che in ogni caso non ho intenzione di interferire con la sua vita né su Facebook né – questo non l’ho scritto ma spero abbia afferrato – altrove.
Che poi, io ho disattivato il mio account su Facebook da mesi, quindi non deve temere di veder comparire una mia fotografia da un momento all’altro.
Bene. Ho fatto quello che dovevo.
Lasciatemi dire però che mi rattrista constatare che malgrado tutta l’amicizia e l’amore che ho provato per lui,l’unica cosa che posso fare è mettere i puntini sulle i di – Ma che cazzo stai facendo???-.
Doveroso sì, ma piuttosto inutile.
A questo punto – se ci credessi ancora – direi di avere proprio bisogno di un abbraccio.
Ma, ahimè, è da un po' che fatico a credere nelle strette sincere.
Non sia mai che il contatto vi susciti repulsione e le vostre braccia si cospargano di piaghe prulente. Detto tra noi, non me lo perdonerei mai.

Soundtrack: Un giorno balordo, Diaframma

postato da sempreinbilico alle 21:36 del giorno mercoledì, luglio 01, 2009
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Nel mio intimo c'è Chili

Ebbene sì. Sono ancora piuttosto piccata...
postato da sempreinbilico alle 15:16 del giorno domenica, giugno 21, 2009
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Senza se e senza ma

Domani ci sarà tempo per la comprensione, e per l'indulgenza, forse.
Stasera però, io disprezzo.

Soundrack: Dritto contro un muro, Negazione

postato da sempreinbilico alle 23:52 del giorno mercoledì, giugno 17, 2009
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L’ etrangère

Fa caldo, un caldo assassino come nello Straniero di Camus. La pazzia è lì dietro l’angolo.
Comunque, follia a parte con quest’ afa ci si spoglia. Anch’ io vado in giro con canottiera e gonnellina. Con il risultato che ogni tanto qualche mia amica salta su a commentare:” Guarda che hai un corpo niente male”. Ci manca solo questa, adesso. Mannaggiamme. Non solo sono tanto intelligente ma viene fuori che sono anche sexy. Se non fosse che sono mezza paralizzata… Un vero peccato per il genere maschile, eh?
Calura a parte, mi è toccato ricominciare a vedermi un’altro sciancato.
“ Signorina, si recuperi il Dottor House”. E io lo sto recuperando come mi ha suggerito il prof, per aggiungere un po’ di contenuti al progetto della tesi. Lui la chiama la ciccia. Il risultato è che mi immagino la mia tesi di laurea (su Grey's Anatomy, ricordate?) come una donna obesa, tipo la Venere di Willendorf. O un quadro di Botero.
Apparentemente, sto andando fuori di testa.
Tra l’ altro il responsabile dell’ Hôtel des invalides mi ha messo alle strette sollecitandomi a firmare il contratto. Morale della favola: è ufficiale, da settembre passerò un anno lì.
Il tipo mi ha chiamato proprio mentre stavo dicendo a Beerman che non me la sentivo di andarci.
Ah, le meravigliose coincidenze della vita!
Che poi, ad essere sincera, non è che stessi proprio parlando con Beerman. Diciamo che stavo manifestandogli la mia disillusione. O meglio, stavo singhiozzando disperatamente in sua (basita) presenza, al grido di: “Col cazzo che vado lì!”.
In ogni caso adesso mi sono data una calmata, la settimana prossima andrò a firmare il contratto, e intanto provo a guardare ai prossimi mesi con disincantato cinismo.
Quel simpatico diagnosta del New Jersey, evidentemente, qualcosa insegna.
postato da sempreinbilico alle 17:32 del giorno domenica, maggio 31, 2009
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Milano, su un muro



Talvolta ci si sente un buco nero (leggasi: la sottoscritta è stata  risucchiata in un abisso di depressione). Ma proprio per questo diventa confortante la consapevolezza di  non essere il centro del mondo. E’ bello sapere che su qualcun altro, adesso, sta splendendo il sole. E la possibilità di una storia nuova.
Consiglio: stampate questa foto (scattata per caso il giorno della mia prima visita all’ Hôtel des invalides) e regalatela alla persona del cuore.

postato da sempreinbilico alle 15:30 del giorno domenica, maggio 24, 2009
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...
 
«... e chi lavora ha sempre ragione su chi insegue le sue chimere, e intanto non  lavora»
Salvatore Satta, Il giorno del giudizio
 
Che trovare lavoro, in questi tempi di crisi sia difficile, lo capisco perfettamente. Faccio più fatica ad accettare che sia anche umiliante. Il colloquio con l’addetta alle categorie protette dell’ Adecco è stato tutt’altro che roseo.
Ho spiegato che mi serviva un lavoretto con cui pagarmi l’affitto. Compatibilmente con i miei limiti ho precisato che mi sarei adattata a fare qualsiasi cosa: centralinista, impiegata…
Non ho una formazione impiegatizia ma ho cercato di farle capire che sono volenterosa e disposta a imparare (a fare parte di quella categoria che i sociologi contemporanei definiscono manodopera autoprogrammabile).
In realtà ho  esordito accennando che il mio obiettivo professionale sarebbe quello di diventare un editor.
La responsabile mi guarda con una certa condiscendenza: “ Ma lo sai che cosa fa un editor?”.
Sono rimasta basita. Ma ho preso un bel respiro e le ho risposto, come se si fosse trattato di un interrogazione.
“Tanta gente” mi ha spiegato “ inizia a cercare lavoro e ha le idee un po’ confuse. Comunque il settore comunicazione è in crisi nera. Il mondo della cultura e dello spettacolo si basa comunque sui contatti e sul passaparola. Possiamo fare poco. E poi, non si può fare sempre il lavoro che si vuole”.
 
Ma va? Secondo lei, allora perché sono qui a elemosinare un lavoro come centralinista?
E poi guardi se si fosse degnata di ascoltarmi mentre cercavo di esporle le mie esperienze avrebbe capito che bazzico nel settore da più di un anno e so come gira.
 
Ho preso un altro bel respiro. Poi ha ripreso ha parlare. Mi ha detto che entrare come impiegata in un’azienda è difficile i tempi sono lunghi e sono previsti lunghi periodi di stage.
Ho alzato le spalle. Il mio affitto all’ Hôtel des invalides sono oltre 400 euro al mese. Il rimborso spese è circa la metà di quella somma. Comunque o detto che ce la metterò tutta per diventare la migliore segretaria del mondo, anche se la buona volontà non mi sembra che basti. Per fare la centralinista o la segretaria devi essere disposta a uccidere.
Mi ha fatto intendere che aver studiato per lavorare in ambito culturale con la mia disabilità è stata una scelta a dir poco da kamikaze. Ha detto che i tempi sono lunghi, circa tre mesi, ma cercherà di farsi sentire verso la metà di giugno. Nel congedarmi sfoderando un bel sorriso l’ ho ringraziata e ho ribadito molto fermamente la mia disponibilità totale.
Uscita da lì, sulla metro ho iniziato a piangere. Credo di essere crollata perchè,professionalmente parlando, ho realizzato – per la prima volta in vita mia – cosa significa l’espressione fasce deboli.
postato da sempreinbilico alle 10:50 del giorno giovedì, maggio 21, 2009
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Adeccomi
 
Un bel giorno Bukowsky, per fronteggiare le necessità della sussistenza decise di farsi assumere come impiegato alle poste. Allo stesso modo Roberto Bolaño, in Spagna, si adattò a fare il guardiano nei camping. Adesso è arrivato pure il mio turno. Lunedì ho un colloquio all’Adecco, sezione categorie protette. Se voglio restare a Milano mi tocca svolgere qualche mansione impiegatizia. L’ importante è che non mi mettano a fare la contabile. Se ci provano sono cazzi loro.
L’unica cosa che mi rattrista un po’ è pensare che mi sorbisco questo sbattimento non per dividere le spese d’ affitto con le amiche ma per pagarmi un posto letto in una specie di centro per disabili. Ma credo di potercela fare, a resistere.
Quello che mi preoccupa è altro: sono io come persona.
Per un po’ mi sono crogiolata nell’ idea di essere una bella persona poi mi sono imbattuta nella descrizione della Cugina Bette, nel romanzo omonimo di Balzac:
 
«[…] la cugina Bette, rassegnata alla sua condizione, si lasciava trattare alla buona: era lei stessa che si rifiutava di andare alle cene importanti, preferendo l’intimità che le permetteva di valorizzarsi, ed evitare qualche sofferenza del suo amor proprio[…] – E’ una buona e brava ragazza!- tutti dicevano di lei. La sua compiacenza senza limiti quando non la si esigeva, era del resto, con la sua finta bonomia, una necessità della sua condizione. Aveva finito per comprendere la vita vedendosi alla merce di tutti.;[…]» (p.34)
 
Ma la signorina Elizabeth Fischer è anche una donna invidiosa e vendicativa, che si compiace delle sofferenze altrui e beve le loro lacrime «come una gatta beve il latte» (p.203).
Pur essendo una donna dai molti peccati (gola e lussuria in testa) mi sono sempre fatta vanto di non essere una persona invidiosa. Però il personaggio della parente povera mi ha spinta a un accurato esame di coscienza. Son forse invidiosa?
Nemmeno Torquato Tasso si tormentava così tanto quando si autodenunciava al tribunale dell’Inquisizione.
Comunque la risposta è no.
Non ho mai goduto di un rovescio di fortuna dei miei amici, mai. Nemmeno dei miei nemici, dire il vero. Quindi credo di potermi assolvere. Non credo si tratti di grandezza d’animo.
Semplicemente ridere delle inculate altrui non renderebbe meno dolorose le mie.
E la comprensione verso il mio prossimo deriva più che dal desiderio di compiacere da una genuina empatia. Non saprei spiegarlo, mi viene naturale capire cercare di comprendere una persona che soffre, indipendentemente dal motivo. Perché so come si sta. Le pareti della mia stanza hanno ascoltato vicissitudini di tutti i tipi. Se dovessi provare a spiegare a qualcuno perché ho ascoltato tanto direi che l’ ho fatto perché mi interessa cogliere i punti di convergenza dell’ animo, le costanti che ci rendono esseri umani e non banane e che sono presenti in ognuno di noi, giovani, meno giovani, donne bellissime o sciancate.
Forse l’ho fatto anche per quell’ossessione che anima gli scrittori – e aspiranti tali – di accumulare più storie possibili.
MA ALMENO NON SONO UNA SANGUISUGA BILIOSA COME ELISABETH FISCHER.
Il che mi conforta.
E mi aiuta ad affrontare il pensiero dei prossimi mesi con l’ atteggiamento arguto e il sorriso ironico che aveva anche il mio amico Honorè.
O quantomeno, si spera.
postato da sempreinbilico alle 12:25 del giorno venerdì, maggio 15, 2009
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«Love disappears only when you
Do not understand what it means»
                                             Theresa Chan
 
Ho sempre pensato che nel cinema del sudest asiatico ci sia qualcosa di meraviglioso. Anzi, di miracoloso. Per la poeticità le storie che racconta, per l’accuratezza della messa in scena, per la fotografia impeccabile, per la parsimonia nei dialoghi – viene detto solo qualcosa che valga la pena di essere detto-.Be whit me di Eric Khoo- che sono finalmente riuscita a vedere  - ha confermato le mie aspettative. Gli occhi a mandorla dei cineasti orientali hanno una delicatezza nel mostrare storie di handicap, di solitudine e di disagio che noi occidentali ce la sognamo.
Non so nemmeno se la pellicola (datato 2005) sia uscito in Italia. Ma sia che siate anime sensibili desiderose di commuovervi o cinici edonisti alla ricerca del piacere estetico, datemi retta, recuperatevi il film.
postato da sempreinbilico alle 16:24 del giorno domenica, maggio 10, 2009
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"E' solo mia questa ironia/ ma ho voglia di scherzare/ e di volare via..."

Vi state chiedendo se per me oggi non è giornata?
La risposta è no, decisamente non è giornata.

postato da sempreinbilico alle 13:02 del giorno domenica, maggio 03, 2009
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Qualche novità
(tra speranza e scetticismo)
 
Allora, non è che in queste due settimane mi sono dimenticata del blog.
Anzi ho scritto pure un post. Solo che rileggendolo ho notato un certo livore scorrere tra le righe e  quindi ho preferito autocensurarmi.
Nei giorni scorsi, però sono stata contattata da una società di Temporary Management (qualsiasi cosa significhi) che ha trovato il mio curriculum su Monster. Hanno rilevato il mio interesse per l’editoria, mi hanno detto, e vorrebbero fare due chiacchiere circa le mie aspirazioni professionali. Lunedì mattina alle dieci ho un colloquio. Basta che non mi propongano un corso qualsiasi a pagamento altrimenti è la volta buona che tiro fuori un’ ascia dalla borsetta. Però ho controllato su Internet e la società sembra piuttosto seria. Il sito, almeno all’ apparenza trasuda competenza e professionalità.Vedremo.
Mi ha ricontattato pure la responsabile di un centro per disabili dicendo che forse ha trovato una sistemazione che fa al caso mio, in un condominio dove vivono su diversi piani “famiglie, studenti, e persone con disabilità”. Una specie di Friends de noantri poveri storpi a 440 euro al mese. Non è che la prospettiva mi esalti (soprattutto per i 440 euro) però bisogna adattarsi. Come ripete la madre di Frankie in Le ceneri di Angela: “O si mangia questa minestra o ci si butta dalla finestra”.
Anche per questa sistemazione avrei un colloquio la settimana prossima. Mah, speriamo di cavarne qualcosa.
postato da sempreinbilico alle 21:32 del giorno venerdì, maggio 01, 2009
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Buona Pasqua (in sordina)

Buona Pasqua by you.

Soundtrack:Il paese è reale, Afterhours.

postato da sempreinbilico alle 22:47 del giorno domenica, aprile 12, 2009
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Sogni.
 
Mi rendo conto che il titolo del post, è vago, di quelli che suggeriscono riflessioni sciatte, sconnesse e banali. Ma non sono riuscita a trovarne uno migliore. Quindi, siate clementi, e prima di ciccare la x in alto a destra leggetevi almeno un altro paio di righe.
Se inizio a riflettere sul significato della parola sogno, il termine si biforca principalmente in due accezioni. La prima che ha a che vedere con progetti, aspirazioni e fantasticherie. Ad esempio c’ è chi sogna di aprire un bar i cui avventori siano liberi di scaccolarsi liberamente –e, magari, anche reciprocamente -.
Per quanto mi riguarda, come sapete, ultimamente tengo basso il profilo, ed è da un paio d’ anni che ho smesso di sognare il maschio innamorato che mette la sottoscritta spalle al muro: “Non me ne frega un cazzo di come sei fisicamente”, bacio da film, applausi, scorrimento dei titoli di coda, cala il sipario. Pazienza, sopravvivo lo stesso.
Torniamo ai sogni.
La seconda accezione del sogno è quella relativa all’ attività onirica. Gli dei, la Provvidenza, il destino, talvolta di rivolgono agli uomini inviando loro messaggi attraverso questo potente mezzo evocativo.
Ebbene, veniamo al dunque: cari miei, ho fatto un sogno.
Skellington lo sognerò si e no un paio di volte l’anno. Ma nell’ ultimo periodo l’ho sognato due volte in meno di una settimana. La prima: ero connessa a Irc e sono entrata in una chat room dove gli utenti avevano, tutti lo stesso nome, il suo. Da dei dettagli accanto al nick io però riuscivo a riconoscere il vero Skellington. E non resisto alla tentazione di contattarlo. Due parole: - Come stai? -. Non risponde. Mi disconnetto e mi metto a fare altro. Dopo qualche minuto ricevo un sms. Da lui.
Lo apro. Dice: “Mi sento tanto triste”. Mi sveglio e stop.
La seconda volta è stato tre notti fa.
Eravamo in città. Non a Milano ma nel nostro piccolo capoluogo di provincia. Camminavamo al buio, una notte tiepida e primaverile. Si stava bene passeggiando all’ aperto. Ricordo un viale e alberi fioriti, forse mandorli perché i fiori erano bianchi. Io ero pervasa, dico sul serio anche se suona un po’ altisonante, da un profondo senso di pace. Come un Buddha o il Cristo benedicente di un’ icona.
Skellington aveva le labbra deformate in una smorfia di dolore, fisse proprio, sembrava fosse stato colpito da una paresi. Parlavamo, non ricordo di cosa. Malinconici ma tranquilli. Improvvisamente lui si volta a guardarmi e sospira con una punta di amarezza o forse anche di acredine: «Stavamo così bene fino a quando non hai cominciato a pensare al sesso…».
…Stavamo così bene fino a quando non hai cominciato a pensare al sesso?!

Vi ricordate i mangianastri?
Quelli che , una volta ci si infilava la cassetta dentro e se il nastro iniziava a gracchiare si correva a spegnerlo?
Ecco, nel sogno la cinquina che ho stampato sulla guancia di Skellington ha prodotto lo stesso rumore . Limpido e chiaro. Senza particolare rancore. Il suono di un dito che, quando il nastro magnetico  si inceppa, preme preciso il tasto stop
postato da sempreinbilico alle 16:20 del giorno venerdì, aprile 03, 2009
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Wordle: La mia tesi

Eccolo qua (cliccateci sopra)

Il progetto della mia tesi (featuring Wordle)
postato da sempreinbilico alle 00:32 del giorno giovedì, marzo 26, 2009
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Meglio tardi che mai
 

«L'ironia è la migliore cura per non morire, e le cure per non morire sono sempre atroci».
                                                                                                             Da Il Divo.

 

Oggi, come avrete intuito dalla citazione, ho finalmente visto il film di Paolo Sorrentino. Che all’inizio, sinceramente non mi ha convinta più di tanto, malgrado gli elogi della critica.
Dal punto di vista della regia, a dire il vero, mi faceva pensare a un saccheggiamento sistematico di Quentin Tarantino. E sinceramente un certo pulp ci ha un po’ rotto il cazzo.Tuttavia, più il film continuava più mi sono ritrovata ad apprezzare la sceneggiatura. La questione del potere che è sviscerata in tutta la sua complessità raggiunge il culmine durante lucido monologo del protagonista. Così la sottoscritta scoprì tra, le altre cose, che Giulio Andreotti è un personaggio che gronda acume e sarcasmo. Il che, mannaggia a me, mi ha portata alla famigerata empatia verso il protagonista. Ho studiato a lungo come funziona il meccanismo dell’ immedesimazione ma, per quanto mi riguarda, non riesco ancora a sottrarmi al processo e a guardare un film con distacco.

Mi era successo anche mentre guardavo W. di Stone.

Si vede che è perché sono una persona sensibile.

La colonna sonora mi è sembrato volesse suscitare effetti di straniamento, a volte in modo riuscito, a volte meno (nei titoli di coda Da da da dei Trio non ce l’avrei messa) Musicalmente parlando la scena migliore è quella dove, in piena tempesta mediatica contro Giubilo, i coniugi Andreotti facendo zapping si imbattono in un concerto di Renato Zero che canta I migliori anni della nostra vita. Secondo me vale da sola l’intero film. Tra Larsson e Sorrentino è stato un fine settimana all’insegna degli intrighi di potere. Probabilmente è impreciso paragonare le due cose. Uomini che odiano le donne è un romanzo dichiaratamente di genere con personaggi di finzione, però l’autore dev’essersi ben documentato. Il Divo, invece è basato su personaggi e situazioni reali, anche se ha un’ impronta autoriale decisamente marcata: il colloquio tra Andreotti e Eugenio Scalfari mi ha fatto scendere un brivido giù lungo la schiena.

Siamo sempre stati una Repubblica dei cachi. Mi domando se lo saremo sempre. Mio padre quando sente alla radio delle inefficienze italiche propone di “armarsi e partire” oppure in alternativa di trasferirsi in Svezia, un paese solidale ed efficiente. Ora non so se fargli leggere Larsson e togliergli anche quest’ultima , remota illusione. Evidentemente c’è del marcio pure in Scandinavia.Mi è stato ricordato che in Italia oltre al Nano, c’è pure un Gobbo che forse domina ancora.Più che Governi in Italia si sono susseguiti ricettacoli di freak. Non c’è da stupirsi se siamo da decenni sull’orlo dello sfacelo.E, pericolosamente, restiamo in equilibrio (finora).

postato da sempreinbilico alle 21:55 del giorno sabato, marzo 14, 2009
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I maneggi di Marzo

Sta arrivando la bella stagione.”Sveglia kundalini” canterebbe Battiato. La mia dorme ancora beata. Poca voglia di uscire: sabato sera ero tutta un’emorragia. Mestruazioni ed epistassi, in contemporanea. Sotto il naso un volumetto di racconti erotici dal titolo, piuttosto esplicito di I love porn. Ovviamente ho dovuto giustificare la sua presenza sul comodino accanto al mio lettuccio milanese. L’ antologia in questione contiene il racconto di un vero irriducibile del mio blog, di quelli che mi seguono dalla prima ora. Tra l’ altro l’ho apprezzato, perché i racconti sprizzano anche un sacco di ironia, oltre ai liquidi prevedibili nella narrativa di genere, di questo genere.

Prima o poi mi cimenterò anch’io, vedrete. Per ora passo tutto il giorno sulla bibliografia della tesi. Attualmente ho sottomano un saggio di fenomenologia del cinema (in english, obviously) e un gioioso saggio dal titolo eloquente: L’ esperienza del dolore.Per il momento non avverto nessun impulso alla vita sociale, ma va bene così.
Negli ultimi giorni ho trascorso le mie serate leggendo Uomini che odiano le donne, di Stieg Larsson,pace all'anima sua. Credo che stanotte farò le ore piccole.Ah, ho scoperto Monster e sto dedicando qualche ora al dì all’ implementazione del mio profilo professionale. Mi sono pure scattata una foto apposta. Speriamo che tutto questo dispendio di energie dia i suoi frutti, prima o poi. Io non demordo. Sono come la lince in agguato e con pazienza, aspetto.

postato da sempreinbilico alle 22:01 del giorno giovedì, marzo 12, 2009
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Le ultime parole famose.

"Te lo dicevo io che Jack Frusciante un pò ti è rimasto dentro! :-)
In bocca al lupo per questa nuova esperienza! Facce sognà!" (Pata, 10 ore fa a proposito del mio lavoro).

La scheda che ho consegnato non va bene, me l'hanno rispedita indietro. Devo riscriverla. Ma non è questo che mi spaventa. Mi preoccupa che il responsabile abbia detto: "Con calma, quando hai tempo". Io non sono esperta di gergo professionale ma mi suona tanto con un: "Attenta o sei fuori, bella mia".
Ad ogni buon conto, io della scheda incriminata ne ho già riscritta quasi la metà. Perchè chi si ferma è perduto, e non sia mai che mi silurino ancora prima di cominciare.
postato da sempreinbilico alle 22:01 del giorno giovedì, febbraio 26, 2009
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Speed post
 
Tra un paragrafo e l’altro, in attesa di un’importante telefonata “di lavoro”, ho dato una scorsa alle offerte di impiego su un sito web specializzato. Ne ho adocchiata una in particolare, dov’ era richiesta una ragazza appartenente alle categorie protette (leggasi handicap munita) da assumere come segretaria per una società editrice. Si richiedeva oltre a un paio d’anni di esperienza, dimestichezza con il pacchetto office e ottima conoscenza della lingua inglese.
Detto per inciso, l’unico beneficio tratto da otto anni di studio della lingua francese pare sia stato la lettura scorrevole di Guerra e pace che ,evidentemente, pagherò a caro prezzo sul piano professionale visto che tutti cercano personale spichinglisc. Tolstoj val bene un lavoro?
Comunque, ricapitolando gli inserzionisti dell’ annuncio di cui sopra cercavano una segrataria:

-         Handicappata.
-         Abile nella gestione del pacchetto Office
-         Ottimo inglese
-         Con esperienza
 
Ah, forse voi non sapete che l’unica bocciatura universitaria me l’ hanno inflitta in un modulo di informatica. Stavo valutando la possibilità di inviare il curriculum, quando mi sono accorta che delle caratteristiche richieste io ne avevo soltanto una.
Indovinate quale ? °_°
postato da sempreinbilico alle 15:33 del giorno sabato, gennaio 31, 2009
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La mia vita disegnata male
(A Capodanno)


Quando ero giovane ho consumato le pagine di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino a suon di riletture. Ma da qualche anno diffido dei libri di matrice autobiografica. La miglior ragione per diffidare del genere sta nel fatto che un libro siffatto l’ ho pubblicato pur’ io.

Tuttavia, la sera del 31 dicembre ho rivalutato bruscamente quella che un tempo chiamavo “La poetica degli (s)cazzi miei”. Sarà stata colpa dell’ultima sera dell’ anno trascorsa sotto le coperte. Oppure – più dignitosamente per la mia dignità di critica – sarà merito dellla bellezza di alcune tavole, soprattutto di quelle a colori, ma, in ogni caso LMVDM (La mia vita disegnata male) di Gipi mi ha colpito moltissimo – sarà forse come dicono i malevoli che mi entusiasmo per poco ma chissene -. Sopratutto come tipo di storia:al di là della struttura narrativa o dei disegni ci sono almeno cinque o sei aneddoti fenomenali (uno per tutti, la digressione sui Germs), senza contare il sarcasmo e il gusto dell’ introspezione. Poi c’è  il tema della malattia, con i pellegrinaggi medici da un medico all’altro, e l’incertezza delle diagnosi mediche sono tra quelli portanti della vicenda («Ho scritto “primo dottore”, “secondo dottore” ma ho mentito. L’ ho fatto a scopi letterari. I dottori in realtà sono molti di più» p.66).

Mentre leggevo, mi sono sorpresa a pensare che quella graphic novel lì ha esattamente lo stesso tipo di sonorità e sensibilità che avrei voluto animassero la mia sciagurata Opera Prima. In fondo anche lì medici e punk sono tra le colonne portanti del testo, anzi del pretesto visto che l’obiettivo non dichiarato della pubblicazione doveva essere riallacciare con l’ Innominabile. Obiettivo miseramente fallito, tra l’altro.

 Cazzo, a saper disegnare avrei dovuto scrivere/disegnare una graphic- novel anch’ io, se quella stronza di prof alle medie non avesse stroncato ogni mia velleità artistica. Certo potrei sempre rimettermi a disegnare. Van Gogh a iniziato a dipingere a ventisette anni, il che significa che ho ancora ben due anni di tempo prima di buttare la mia carriera da graphic- novelist nel cestino della cartaccia.

Però, le mie divagazioni di carattere personale a cui mi sono lasciata andare non dovrebbero farvi passare la voglia di leggere il libro di Gipi. Lui ha un tratto fragile, delicato, palpitante e parole dello stesso tipo: sincere. Ha corso il rischio di essere etichettato come ipersensibile. E ha tirato fuori un fumetto proprio bello che nelle uscite più liriche mi ha fatto pensare un po’ a Francesco Petrarca e un po’ ad Andrea Pazienza.

«Pietra serena è il mio cuor» (p. 35).
 
Sfrush.
 
postato da sempreinbilico alle 23:44 del giorno sabato, gennaio 03, 2009
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Sdoganiamolo!
 
Pahola, ieri, porgendomi il pacchetto  quasi si giustificava: “Non prendermi per matta. E’ una cosa che devi assolutamente avere. Del resto anche Battiato ha firmato una sua canzone….”.
No, decisamente la poverina non era aggiornata sulle mie infatuazioni recenti.  
”...Ma hai letto il mio ultimo post ?” le chiedo sollevando gli occhi dall’ incartamento giallo, ormai disfatto, sfolgorando un sorriso per la sorpresa. No,  giura che non l’ ha letto. La sua, insomma, è stata semplicemente intuizione per una cosa che s’ ha da avere.
Alla mia età, ovvero il nuovo cd di Tiziano Ferro (!) alla luce delle mie osservazioni recenti sembra il regalo suggerito da un qualche Destino. Che,forse, per il 2009 mi invita a guardare all’ amicizia con maggior fiducia di quanto abbia fatto nel 2008 perchè le amiciziei riservano più sorprese di quante ne offre il ripiegarsi sul proprio ombelico solitario. C’ è poco da fare: coincidenze come questa titillano il mio bisogno astrologico di corrispondenze, che in questo periodo dell’anno mi pungola come le formule tormentano il fisico.
Potrei sbagliarmi sulle previsioni, ma in ogni caso, questa primavera andremo a vederci Tiz live.
Se me lo avessero detto tre anni fa che sarei andata in giro per casa sventolando felice il nuovo cd, ovviamente come minimo gli avrei riso in faccia. Forse mi sarei addirittura segnata: “Vade retro pop!”. Ma si invecchia, ci si ammorbidisce e si diventa meno puristi e un po’ più edonisti.
 Senza contare che continuo ad ascoltare appassionatamente i miei primi album di punk hardcore eighties.
Solo che quanto tempo fa stava nascosto in una remota cartella del mio pc oggi fa bella mostra di sé sulla scrivania, sfolgorante nel suo supporto ottico ORIGINALE.
 
Ah, stasera non esco.Mi avevano invitato in quel di Como ma - una volta tanto - non imporrò agli sponsor ( leggasi papà) di farsi centinaia di Km sotto la neve che sta iniziando a cadere…
Me ne vado a letto con Gipi.
LMVDM è li che ammicca dallo scaffale. Enjoy. Goduriosi festiggiamenti a tutti!
postato da sempreinbilico alle 19:52 del giorno mercoledì, dicembre 31, 2008
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Buon Natale...

A chi legge abitualmente questo blog. A chi ci è arrivato per caso. A chi non commenta mai. A chi non commenta più. A chi, agguerrito, commenta ogni post. A chi vorrebbe commentare e scrivere qualcosa ma poi ci ripensa. A chi ce l' ha nei preferiti. A chi ci è arrivato digitando qualche chiave di ricerca improbabile su Google. A chi mi spia attraverso questa Url e prega Dio che non lo venga  mai a scoprire. A chi ci butta l'occhio ogni tanto. A chi pensa che dovrei cambiare mestiere e a chi pensa che dovrei piantarla di scrivere post e cimentarmi con un romanzo vero. 
Ero sul punto di comunicarvi qualche riflessione che, ringraziate il Nascituro, vi risparmio. E invece di un sermone vi lascio una canzone, che tutti gli anni, puntualmente, mi sospinge nel clima natalizio. Signore e signori, i Pogues con Fairytale of New York.
postato da sempreinbilico alle 19:32 del giorno mercoledì, dicembre 24, 2008
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Per chi non l'avesse capito la firma lì sopra è di Olly ( quello che cantava Placebo Effect).

Devo averlo già detto che non tutto lo stage vien per nuocere. Tanto più che  un redattore dell'ufficio è il batterista  di un simpatico gruppo rock, che malgrado il nome Maniac Mansion,è di quelli che suonano canzoni allegre, sane e solari. Per suo tramite sono riuscita a procacciarmi l'autografo che vedete lì sopra e che al mio ritorno in città verrà prontamente appiccicato sulla porta della toilette.

Non so se i miei lettori di vecchia data hanno notato che quest'anno non è comparsa nessuna lettera a santa Lucia, nessun bilancio del 2008 e similia. Per chi chi  ha fatto caso al cambiamento questo è diventato il blog  dove non accadde un cazzo:  si almanacca ammodo su Balzac, Tolstoj e compagnia invece di dichiarare tondo tondo che qui emozionalmente parlando non succede niente da mo'.  Il punto è che questo è stato un'anno inerziale. A parte i primi mesi dell'anno  in cui ci si rotolava sul pavimento per il dolore il resto dell'annata è trascorso nell'apatia. Non nel senso che non ho concluso niente, ovviamente, ma perchè non ho progettato niente per il futuro. E il domani non è una cosa che per i miei canoni si affronta con una stretta di spalle. Ci vogliono sogni, energia, una certa attitudine alla speranza che, lo ricordo bene, mi alimentava cinque, dieci anni fa. Per questo mi sono fatta scrivere quella dedica lì sopra. Incrocio le dita affinchè quest'amarezza pacata lasci il posto all'energia combattiva di allora. Qualcuno ha detto che "Noi saremo quello che siamo stati". Speriamo. Per agevolare la regressione, comunque, ho ricominciato ad ascoltare i cd  gruppi che sentivo al liceo.... Bei tempi. Incazzati ma belli.

« ...Sono stato dove il sole non si vede mai / Sono stato dove il sole non si vende mahiiiiiiiiiiiiiiii».

Soundtrack: Pornoriviste, CNCC

postato da sempreinbilico alle 19:17 del giorno mercoledì, dicembre 17, 2008
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Letture, visioni progetti e un rimpianto
( Ah, avessi studiato la lingua di Shakespeare …)
 
A me, fin dal liceo, Balzac ha sempre affascinato. Da qundo ho letto sull’antologia la chiusa di un suo romanzo, credo Le père Goriot, che si concludeva con un roboante: “… E adesso a noi due!” gridato verso la città di Parigi.
Bolaño cita Beatrix in 2666, precisamente una battuta della vecchia Zephirine.
Morale: Beatrix me lo sono letta in questa settimana consacrata all’ otium letterario e alle serie tv (ma badate bene che da lunedì si ricomincia a studiare).
Trattasi di un romanzo fighissimo grondante di cattiveria e di sarcasmo. Certo all’ inizio l’autore divaga un po’ con cento pagine relative a usi e costumi della famiglia Guesnic, però arrivati in fondo glielo si perdona. Del resto i suoi scritti volevano essere un ritratto del suo tempo. Che ritrae perfettamente e sorpresa, sorpresa non è poi tanto diverso dal nostro. Leggevi le pagine in cui Honorè de Balzac parla del diritto universale all’ invidia e ditemi se riscontrate qualche diversità rispetto all’ animo umano contemporaneo.
E a proposito di animo umano contemporaneo in questi giorni mi sto guardando Studio 60 on sunset strip, una serie geniale dedicata al mondo della tv, ricca di riferimenti teatrali e televisi con personaggi magnificamente complessi. Tipo Harriett che riesce a conciliare la sua fede cristiana battista con la professione di comica, incoraggiata dal ricordo della madre che da bambina le citava i salmi: “ Lui che siede nell’alto dei cieli riderà”.
Ecco fatemi lavorare una sceneggiatura di questo tipo stratificata, complessa ma anche amozionante, avvincente e sono pronta a consacrarmi alla carriera televisiva con un sorriso a trentadue denti.
E ovviamente, la solita volontà di ferro.
Mi sa che tra un paio di mesi arriverà il momento di  mandare il mio cv alla Wilder, che, sia detto a uso dei pigroni che non hanno voglia di cliccare sul link, è una casa di produzione, l’ unica in italia che cerca di lavorare all’americana. Conoscessi meglio la lingua partirei per New York ma dato il mio macaroni inglisc non mi sembra proprio il caso…
postato da sempreinbilico alle 15:55 del giorno domenica, dicembre 14, 2008
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Lo stage è finito (vai e trovati un lavoro)
 
Devo ammettere che non avrei mai immaginato di riuscire a destreggiarmi così bene nella vita da ufficio, tra cose da fare, scadenze da rispettare, e tensioni più o meno sotterranee.
Tra le altre cose uno dei miei responsabili ha un mucchio di contatti in ambito editoriale quindi venerdì gli ho messo in mano il mio curriculum e l’ho pregato di spendere una buona parola per me che sono efficace, efficiente e motivatissima. Ha detto che lo farà e sembrava decisamente sincero. Non mi resta che incrociare le dita e mettermi a studiare per quella che potrebbe essere l’ultima sessione della mia vita. Certo il problema dell’impiego sta diventando un chiodo fisso, perché se voglio restare a Milano devo trovarmi un lavoro entro l’estate e tra i lavori poco qualificati che posso svolgere c’ è solo la centralinista. Non posso fare né la babysitter (come cullerei un pargolo che piange?) né la cameriera. Ecco, già mi vedo all’Eurisko, versione categoria protetta di Tutta la vita davanti. Qualsiasi lavoro mi toccherà in sorte dall’operatrice di call center all’ editor di romanzi dovrò comunque farmi un culo così perché dovrò dimostrare molto, molto più degli altri. Perché alla fine i tuoi superiori lo capiscono se sei in gamba ma è innagabile che si parte sempre circondati da una muraglia di pregiudizi. Cì vorrà tutta la mia pazienza, la mia tenacia, la mia motivazione e la mia energia.
Ma per il momento non ci voglio (ancora pensare).
“Fija mia” mi sono detta ieri” una paranoia alla volta”.
Chiuso l’argomento lavoro, quanto alle mie letture nelle ultime settimane ho letto un paio di romanzi molto belli che hanno come tema il delicato menage à trois che lega testo autore e lettore.
Uno è I giardini di Kensington (dono del mio capoufficio)  e l’altro Il club Dumas, entrambi di autori spagnoli, il che mi ricorda per l’ennesima volta che dovrei mettermi a leggere ‘sto benedetto Borges.
E pure S/Z di Bathes per la tesi, che langue da mesi.
postato da sempreinbilico alle 17:31 del giorno domenica, dicembre 07, 2008
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Un viaggio chiamato stage
No, non sono morta, sono solo alle prese con quello che per noi studenti di Comunicazione è il leggendario stage curriculare.
Quindi sono ancora viva anche se, ad essere sincera, sono stanca morta. Ritagliare articoli per la rassegna stampa sembra più un compito da prima elementare che l’attività di uno stagista ma farlo per sette ore al giorno diventa un’esperienza altamente formativa. Non nel senso che impari sul serio a fare qualcosa, ma sul fatto che tempri il carattere non c’è dubbio. Soprattutto a me che dopo mezza giornata con le fobici in mano sono assalita dai crampi alle dita. Cosa che – ovviamente – non confesserò mai ai miei responsabili. Perché quando hai uno stage in corso devi essere operoso, propositivo e sempre sorridente. Si sa mai che ti chiedano di restare per un altro mese, offrendoti i buoni pasto o, addirittura, un rimborso spese di un centinaio di euro.
Taglio, ritaglio e la vedo dura.
Riuscirei a classificare articoli per otto ore al giorno e la sera riuscire a trovare il tempo per scrivere?
Del resto ce l’hanno fatte pure Bolaño e Bukoswky.
Io però, sono soltanto una modesta Gloria B.
E’ un dato di fatto che se voglio restare a Milano, entro luglio devo avere un lavoro.
D’altra parte è già difficile per i miei coetanei sani carini e disoccupati. Visto sono sciancata e malaticcia immagino di essere fuori gioco a prescindere. Non per questo rinuncerò al tentativo di entrare nel giro. Farò del mio meglio, come lo faccio quando infilo i ritagli negli schedari ma lo farò senza farmi troppe illusioni. Male che vada tornerò al paese a testa alta.
Ma una cosa per volta. Adesso l’ obbiettivo è finire ‘sto stage e dare gli esami della sessione invernale. Poi ci mettiamo nelle mani della Provvidenza, sperando che non molli la presa.
 
Ah, dimenticavo.
Ecco una citazione post-post tratta da 2666 che fa proprio al caso mio:
 
«Sapevo già che scrivere era inutile. O che ne valeva la pena solo se uno era deciso a scrivere un capolavoro. […] Allo stesso modo, sono pochi gli scrittori che rinunciano. Giochiamo a crederci immortali. Sbagliamo nel giudizio sulle nostre opere e nel giudizio sempre approssimativo sulle opere altrui. Ci vediamo al Nobel, dicono gli scrittori, come chi dice: ci vediamo all’inferno» (p.554)

Bolaño ti amo. Perché –ahimè- sei morto?
postato da sempreinbilico alle 17:37 del giorno domenica, novembre 16, 2008
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Canzoni, libri e sorpresine (intestinali)

Devo averlo scritto più di una volta ma la differenza fondamentale tra la vita e la fiction è che nella seconda nemmeno i dettagli quasi impercettibili sono lì per caso. La vita reale, invece, pullula di dettagli apparentemente insignificanti che restano insignificanti. Purtroppo, a causa di questa forma mentis che mi ritrovo, tendo spesso a sovrappore le due cose malgrado tutta la mia bella competenza drammaturgica.
Qualche giorno prima del mio venticinquesimo compleanno ho sentito Alla mia età il nuovo singolo di Tiziano Ferro. La interpreto al volo come un segno del destino: Skellington mi farà gli auguri di compleanno. Perché anch’io a suo tempo glieli avevo fatti. Ma soprattutto perché io avrei risposto al suo sms con l’ultimo verso della canzone:

«Anche se è perché solamente il caos della retorica confonde i gesti e le parole e le modifica
è perché Dio mi ha suggerito che ti ho perdonato
E ciò che dice lui va ascoltato
Di notte alla mia età ».
 
Credevo mi avrebbe mandato un messaggio di auguri. Alle 23:59 quando il mio cellulare sonnecchia sul comodino realizzo che forse no, non me li avrebbe mandati. Scocca la mezzanotte, niente. Il solito senza palle. Credevo che mi sarei messa a piangere. Sbatto un paio di volte le palpebre, perplessa. No, le lacrime non arrivano, almeno non per il motivo che avevo previsto. Voglio dire, mi sono commossa la sera del 29 ottobre 2005 perché alla undici di sera era a letto con la seconda parte di 2666 e a pagina 111, in modo neanche troppo velato Roberto Bolaño, cita (ma senza indicare né il titolo né l’autore) una poesia famosissima, di quelleche noi studiamo a scuola facendola affiorare dalla memoria di una vecchia guaritrice messicana. Il genere di cose che mi fa sdilinquire.
Il giorno dopo, poiché tutti mi rimproverano di essere poco mondana, sono uscita per prendere un aperitivo in un locale di Porta ticinese. Peccato che sono stata poco in compagnia di coloro che mi invitarono e buona parte della serata l’ho passata in bagno a evacquare anche l’anima: chissà che cazzo c’era nella piña colada. O forse sono state le uova con la maionese, che forse non erano proprio freschissime. Morale: ho avuto un mal di pancia come poche in vita mia e fuori dal bagno si è formata la fila. Dopo un quarto d’ora accasciata sul water bussa la mia amica Elena:
«Stai bene?»
«Decisamente no: credo di aver fatto indigestione»
«Ah, credevo fossi rimasta chiusa dentro»
«Ma vaffanculo»
Col senno di poi devo ammettere che è stata una preoccupazione legittima: resto chiusa in qualsiasi bagno, toilette, vespasiano, da quelli dei ristoranti, a quelli dei parenti, delle biblioteche,delle redazioni televisive…
Talvolta mi sono chiesta se non sia una specie di segnale. Forse questi episodi sono da intendersi come un invito del Fato a buttarsi nel cesso una buona volta. Ma come in tutte le situazioni di merda in un modo o nell’altro sono sempre riuscita a venirne fuori. Alla faccia del destino, che poi, tra l’altro, dovrebbe pure dare una bella pulita.

postato da sempreinbilico alle 17:50 del giorno giovedì, novembre 06, 2008
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La tv Vs tutto il resto
 
La lettura di Guerra e pace volge al termine, come questa settimana.
Che farò quando l’avrò finito?
La domanda è retorica perché conosco già la risposta: guarderò la tv. Tempo fa un commentatore di questo blog mi aveva accusata di essere poco diligente nel mio lavoro di analista tv. Ma allora, caro signore, ero ancora in vacanza. Adesso passo davanti al piccolo schermo almeno tre sere a settimana, qualche volta fino a oltre mezzanotte. Se legge ancora questo blog, ci tengo a dirle che non è affatto il mio lavoro ideale, ma faccio del mio meglio per cavarmela.
Giovedì sera invece sono andata a un concerto.
Succede che a volte ci facciamo un’idea sbagliata delle persone. A volte succede anche con i gruppi rock. Il gruppo di Marco Notari, ad esempio, la prima volta che l’ho visto è stato il barsaglio di tutto il mio odio. Avevo suonato nel 2006 in apertura a un concerto dei Baustelle. Che poi, apertura un cazzo, perché si è messo a diluviare e i Bau non sono nemmeno saliti sul palco.
Se solo Mister Notari e band avessero staccato prima…
Qualche mese dopo mi ritrovai a raccontare l’episodio ai miei nuovi compagni di corso:
”E così i Baustelle non hanno suonato a causa di quegli egocentrici che si sono esibiti prima e non volevano mollare il palco”.
“Guarda che il cantante è mio fratello” rivela la ragazza seduta accanto a me .
“…”.
L’anno dopo mentre strava registrando il suo nuovo album me lo hanno fatto conoscere.
Mi sono dovuta ricredere sull’egocentrismo: Marco è una persona gentilissima, entusiasta.
Pure l’altro sera quando mi ha vista mi ha abbracciata e mi fa:”Sono contento che sei venuta”.
Poi quando canta ha un timbro vocale dolcissimo e mette l’anima in quello che fa.
Vedere suonare gente così, è sempre emozionante.
Mi sono ricordata pure del mio più grande rimpianto adolescenziale che era quello di non poter suonare il basso. Ho sorriso, abbassando gli occhi sulla punta delle scarpe, che non sono più le Converse perché sono passata alle scarpe con il velcro.
Il basso, quello sì che era un rimpianto, non i bambocci delle mie storie mancate.
Cari e-lettori, vi saluto. Sono una stagista diligente e vado a dare un’occhiata a Scalo 76: scommettiamo che durante la visione sentirò la mancanza di un concerto live?
postato da sempreinbilico alle 16:40 del giorno sabato, ottobre 25, 2008
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La sindrome di Glò
 
Se penso che tra poco più di una settimana compirò venticinque anni mi assale una certa ansia.
Venticinque anni sono un quarto di secolo, il che significa che nella più rosea delle ipotesi un quarto della mia vita se n’è già andato.
E da un lato mi sembra di non aver combinato niente, dall’altro ho addosso la sfiducia e la disillusione di un’ottantenne incattivita dall’esistenza.
Che culo, eh?
Ascolto ancora il solito rock ‘n’roll di merda. E questa l’unica cosa che rimane costante negli ultimi dieci anni da questa parte. Non sostituisco più le k alle c (grazie a Dio!), faccio letture migliori, la visione del mondo è orientata su un certo scettiscismo, ho dato fondo alle mie scorte di autostima, ormai sono più solitaria di un anacoreta  quando solo un paio di anni fa non perdevo l’occasione di tirare fuori “La solidal catena”, “Nessun uomo è un’isola” e via di questo passo col chiacchiericcio sulla scia dell’umanesimo ottimista.
Cinque anni fa vivevo. Adesso tiro avanti: non credo più nell’amore, nell’amicizia, nella solidarietà umana.
Ma la colonna sonora è sempre la stessa, sia pure integrata&ampliata.


L’ altra notte mi è capitato di ascoltare Labbra blu dei Diaframma che non avevo mai sentito prima.

«C’ è una ferita in fondo al cuore/
 Grande come non l’hai vista mai/
Guarda il sangue/il suo colore:
E’ BELLISSIMA».
 
Da moltissimo tempo una canzone non mi commuoveva, sarà che sono diventata decisamente più fredda, più distaccata, più dura e le belle parole, di qualsiasi tipo, non fanno più breccia.
Magari avevo solo bisogno di piangere, visto che non ce lo si concede più tanto spesso come prima.
D’altra parte se la sottoscritta dovesse descriversi in una riga lo farebbe così:
Gloria è una persona che si commuove quando ascolta una bella canzone.
Si vede che non ho perso completamente l’essenza.
Dicevano che la mia ossessione per il rock sarebbe passata presto.
Su tante cose ammetto che “gli altri” probabilmente avevano ragione: per esempio in un mondo così vigliacco e stupido non c’è posto per qualcuno che ami una come me (“sarebbe un massacro” mi ha detto una volta Skellington). Non ci credo più, neanche se chiudo gli occhi e mi concentro non ce la faccio a fantasticare di un ragazzo che dopo avermi messa con le spalle al muro mi urli “Non me ne fotte un cazzo [notare la c] di come sei fisicamente” e mi baci, come si vede “Nei film melodrammatici di merda” [ Riuscite a cogliere la kazzo citazione?].
Non spero neanche più di trovare un lavoro che mi piaccia. Papà me l’ha sempre detto: “Cercati un lavoro sicuro nel settore pubblico”.
Di solito gli handicappati come me arrivano a questa gioiosa consapevolezza intorno ai quaranta. Sul forum di disabili.com si leggono post disperati di gente che ha pedalato e si è fatta un culo così per integrarsi, ma poi ha capito che se sei handicappato puoi pedalare quanto ti pare ma resti sempre un handicappato del kazzo [ E’ più forte di me. A volte la k si impone].
Ho dato prova della consueta intelligenza arrivando al nocciolo della questione con quindici anni di anticipo rispetto alla media.
Dio solo sa quanto avrei pagato per una smentita.
Ma avevate ragione, ragione sull’amore, sui rapporti umani, sulla realizzazione di se stessi.
L’unica cosa su cui si sono sbagliati è la musica.
C’ è chi si attacca al cazzo, chi si appende al cappio e chi si aggrappa al rock. Una cosa del genere l’avevano detta pure Bono e il cantante dei Nirvana, solo che io non sono né il leader degli U2 né Kurt Cobain.
Da molto tempo, se siete lettori abituali di questo blog vi sarete accorti che non difficilmente scrivo direttamente di me, preferisco parlare di libri. Immagino faccia bene allo stile. Ma soprattutto non scrivo più dei miei moti interiori perché non credo si possa definirli tali. Todorov, o chi per lui, definiva la narrazione “Il passaggio da uno stato di cose A a uno B”.
Qui è un’anno e mezzo che non cambia un cazzo [o kazzo, come preferite].
Non c’è storia, perché non cambia niente.
E il disco si ripete, più o meno sempre uguale da dieci anni fino ad ora. La solita musica, quella che ascoltavo dieci anni fa e anche qualcosa di nuovo, “Qualcosa tipo il rock che si sente nei piccoli club di Los Angeles” come ha avuto modo di affermare Shonda a proposito della colonna sonora di Grey’s Anatomy. Non so se avete presente: scena di intervento a cuore o scatola cranica aperti e in sottofondo una di quelle rock ballad struggenti, che è come se lenissero il dolore delle scene.
Il riferimento a G.A. non è casuale. Giovedì sono andata a parlare con il prof per chiedergli un po’ di bibliografia sulla serie e sugli argomenti che vorrei affrontare nella tesi. Ecco, il mio relatore è un pignolo dichiarato e immagino che da qui a luglio sarà un massacro. Tuttavia, quando mi ha suggerito un libro avevo inserito da mesi nella mia wishlist su Anobii, nello sbattimento imminente ho intravisto la barlume di una qualche soddisfazione in corso d'opera.
 
postato da sempreinbilico alle 10:58 del giorno lunedì, ottobre 20, 2008
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Routinaria
 
Sto studiacchiando sociologia per il fuori appello gentilmente offerto dal prof.
Ogni sera, da brava analista, come previsto dal mio stage mi pippo la puntata quotidiana di 8 ½ e redigo diligentemente una mezza cartella di osservazioni che invio al prof.
(Sono disposta a passare la mia vita facendo questo? Tre anni fa avrei risposto: ”Assolutamente no”. Oggi ho capito che per guadagnarmi la pagnotta sarei disposta a fare molto peggio…).
In parallelo con Guerra e pace ho sviluppato una divorante passione per le graphic novel. Ieri mi sono letta Ghost world di Daniel Clowes e ho passato metà della serata chiedendomi se qualche disegnatore sarebbe mai disposto a collaborare con una come me. Sempre meglio che fare l’analista televisiva. E poi Clowes per la sceneggiatura del film tratto dal fumetto l’ hanno pure candidato all’Oscar. Mi sa che cor fumetto se magna.
Ieri sera mi sono pure letta Anversa il primo romanzo di Bolaño, scritto nel 1980 e pubblicato nel 2002, un anno prima della sua morte. E’ una di quelle opere che solo i fanatici possono apprezzare. Trattandosi della sua opera prima è ovviamente un’accozzaglia frammentaria di frasi ad effetto, anche se ce ne sono un paio che mi farei tatuare volentieri sull’avambraccio. Che anche gli autori di capolavori abbiano esordito con scritti acerbi è una constatazione molto più che consolante. E’ quasi fondante. Se scrivi un’opera imperfetta, frammentaria, pretenziosa, godardiana, spaventosamente autoreferenziale e sostanzialmente incomprensibile e dopo averla chiusa in un cassetto non demordi e continui a scrivere, evidentemente tu credi in quello che stai facendo, significa che hai fede nella letteratura, o qualcosa del genere.
E’ una cosa che pensiamo tutti dei nostri autori preferiti, ma quando ho visto una citazione di Blaise Pascal in apertura non ho potuto fare a meno di immaginare che se l’avessi conosciuto io e Roberto Bolaño saremmo potuti diventare grandi amici.
Talvolta, quando indulgo in queste fantasticherie mi riporto bruscamente alla realtà osservando che, forse, come direbbe Welsh (‘naltro dei miei migliori amici letterari ) avrei proprio bisogno di sessualizzare un po’.
postato da sempreinbilico alle 17:48 del giorno mercoledì, ottobre 08, 2008
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Un’indovina mi disse: se vuoi le carte caccia venti euro.


Qui fino a un paio di settimane fa si faceva lo  slalom tra il manuale di sociologia e i libri di psicologia dove, tra le altre cose, si apprese dell’esistenza di un apparecchio, chiamato Rigiscan, progettato  per misurare la potenza e la rigidità delle erezioni notturne. Quanto al resto si continuo a coricarmi ogni sera con Guerra e pace sul comodino, romanzo che pur lasciandomi appagatissima come lettrice non può che suscitarmi inquietanti interrogativi in qualità di sedicente scrittrice.  Il signor Tolstoj descrive il temperamento dei suoi personaggi (Nataša, Andrej, Pierre…) in modo vivido, ma quello che mi fa pensare è l’intreccio e la mole dell’opera, proprio dal punto di vista fisico, del numero delle pagine. Sono migliaia.  Ogni volta che mi metto a pensare sulla trama di Guerra e Pace non posso non ricordarmi che il signor Lev Tolstoj era un conte. Ultimamente scrivere, scrivere bene mi sembra, tra le altre cose, anche una questione di tempo. Serenità mentale, concentrazione, idee da sviluppare, ma sopratutto tempo da dedicarci. Cose che, al momento non ho e che non avrò per un bel po’ di tempo se è vero quello che mi ha detto la cartomante che il mese scorso mi ha letto i Tarocchi a Brera: “Se vuoi restare a Milano ti servono soldi, tanti soldi”.

Sì, lo so, miei chiaroveggenti e-lettori, voi che mi volete bene me l’avreste detto  gratis senza estorcermi venti euro come invece ha fatto lei. Ma davvero non so come fare per rimanere qui una volta laureata. La cartomante (sembrava uscita direttamente dalle Fate ignoranti di Ozpeteck i) mi ha consigliato di trasformare un mio hobby in una fonte di reddito.
”Tipo mettiti a fare le collanine con il cernit…” ha azzardato, mentre io già mi vedevo retribuita per aggiornare il blog di qualche importante sito web.


Ma la mia geocollocazione futura non è stata l’unica cosa che ho chiesto.  Ha detto che uscirò dall’impasse creativa e incontrerò una persona in grado di aiutarmi e di farmi iniziare a scrivere sul serio. Insomma uscirò da questo strascico di crisi e non solo dal punto di vista intellettuale. A sentir, lei verso la fine dell’anno prossimo mi riconcilierò con la mia femminilità, e - udite udite –incontrerò un ragazzo, castano ha predetto lei, con il quale vede addirittura un matrimonio. Certo, per venti euro queste e altre belle parole. Mio malgrado, però, mi è sembrato di stare sul punto di ricominciare a sognare. Era quello di cui avevo bisogno.

“ (…)si deve credere nella possibilità della felicità per essere felici”. (Guerra e pace p. 545)

Carpe diem.

(E se siete scuri di capelli, originali, creativi, un po’ romantici e molto divertenti non esitate a contattarmi… ).

postato da sempreinbilico alle 18:01 del giorno venerdì, ottobre 03, 2008
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New release

Talvolta mi si rimprovera una certa scurrilità nello scrivere, tuttavia faccio notare che ho avuto un eccellente  maestro.
Per comprendere la scuola da cui provengo consiglio caldamente di leggere l'incipit del nuovo romanzo di Irvine Welsh, Una testa mozzata.

«'Orcalatroia, il parlar che si sente in questo posto farebbe venir rosso uno di quelli della pornografia».

E siamo solo a pagina 1.
e è vero che la mia non cade mai lontano dall'albero tirate voi le conclusioni.
Quanto al resto, per non perdere in preparazione al round finale del mio stage di critica televisiva ieri sera mi sono imposta di dare un' occhiata alla nuova miniserie di Canale 5: alle 22:08 ho spento la tv e sono andata a dormire, poichè tutto, anche lo zelo della sottocritta, ha un limite.
Domenica si torna a Milano. Non vedo l'ora di appendere il poster delle Luci della centrale elettrica sulla porta del bagno.

postato da sempreinbilico alle 22:16 del giorno mercoledì, settembre 03, 2008
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Also sprach il Maestro: oggi è una giornataccia

«Non ho più nessun sogno e non ho neppure l'ispirazione»

(Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita, p.286).

postato da sempreinbilico alle 19:56 del giorno lunedì, settembre 01, 2008
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Tolstoj ed io
 
Le persone di buon senso leggono i romanzi brevi di Lev Tolstoj e se avevano qualche ambizione letteraria la depongono, consapevoli che probabilmente dopo La morte di Ivan Il’ičSonata a Kreutzer quanto c’era di dire è stato raccontato nel migliore dei modi possibili e qualsiasi aggiunta è superflua. Nelle migliori pagine di Tolstoj c’è un sarcasmo sottile tanto più efficace quanto più impalpabile (date un’occhiata alle riflessioni dello zar, quando stabilisce la condanna per lo studente polacco, in Chadži-Murat e capirete cosa intendo).
I veri aspiranti scrittori, invece si riconosco perché al di là di qualsiasi logica dopo aver letto Tolstoj, pur restandone in un primo momento annichiliti, confidano di trovare un proprio piccolo spazio negli interstizi di questa solenne grandezza.
I posti della Grande Letteratura sono stati assegnati ma alcuni di noi al di là di ogni ragionevolezza continuano a sgomitare per farsi largo nella Piccola Letteratura dei giorni nostri: e pagheranno per questo. Le persone di buon senso di cui si è detto in apertura non mancheranno di segnalare, implacabili, qualsiasi manchevolezza dei Piccini della letteratura se confrontati ai grandi. E’ la ricompensa per la loro oculata prudenza. Consapevoli dei propri limiti hanno rinunciato a scrivere e non perdoneranno mai la supponenza di quanti continuano a farlo, malgrado la goffaggine, le incertezze e la banalità che li tormenta.
Eppure è lì, tra Tolstoj, assiso nel più alto dei cieli e l’inferno rancoroso di chi ci ha rinunciato che si colloca il purgatorio quotidiana degli aspiranti scrittori: scrivi- riscrivi-cestina.
Purgatorio che spero di poter raggiungere presto, visto che negli ultimi giorni ho sentito raccontare un paio di vicende curiose che hanno solleticato la mia immaginazione.
Prima però bisogna sgusciare via da quest’inerzia.
Sarà il caldo, sarà lo studio eccessivo, sarà il lutto recente per la morte del mio vicino di casa ma nell’ultima settimana l’apatia ha toccato, per quanto mi riguarda, l’apice della stagione.
Tra l’altro, è stato proprio per metabolizzare la morte del marito della zia Tecla che mi sono messa a leggere Tolstoj.
Ognuno esorcizza la morte a modo suo: chi, come mio padre inizia a sbraitare contro impresari di pompe funebri (“…Sono una casta pure loro!”Le loro ceneri saranno disperse al vento) o a dare disposizioni per le proprie esequie (“Ricordati che per il mio funerale non voglio spendere più di duemila euro!”) e chi, come me, infila il naso tra le pagine di La Morte di Ivan Il’ič.
 
« Già niente era come si deve», si disse, «Ma non importa. Si può fare, si può fare “come si deve”. Ma che significa “come si deve?” si domandò e d’improvviso tacque».
 
Lev Tolstoj, e l’ho scoperto recentemente, era una persona interessata alla rettitudine. Questo non gli ha impedito di morire solo come un cane, additato come un pazzo furioso. Come sapete bene, miei tenaci lettori, purtroppo non ho la penna del vecchio leone ma nutro un discreto interesse per quella che chiamiamo etica. I fattacci della vita mi hanno spinto a rifletterci sopra più o meno da quando ho consapevolezza di me stessa. Il che ha la sua bella utilità: vuol dire non avere a che fare con le faccende della morale umana quando si è ancora in tempo per sostanziosi interventi di carattere applicativo. D’altra parte però è alla base di frequenti accuse di moralismo, bigottismo, intellettualismo, pesantezza. Quanto fondate non spetta a me dirlo ma credo proprio che i miei accusatori abbiano ragione almeno per quanto riguarda l’ultima voce.
Però la scrittura di Tolstoj ha dato voce ai tumulti interiori che ultimamente ci tormentano, che se li avessi scritti io tuttal’ più avrebbero risuonato come un gracidio.Nell’attesa di tempi migliori fa sempre piacere di condividere le proprie ansie con un genio della letteratura mondiale.
postato da sempreinbilico alle 22:55 del giorno venerdì, agosto 29, 2008
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...E andiamo a vedere Le luci (della centrale elettrica)!

Stasera, alla festa della radio.E non solo lui. Suonano pure gli Offlaga disco pax. Yuhuu. Max Collini e Vasco Brondi nella stessa serata. Al solo pensiero i padiglioni auricolari sfrigolano.
Età anagrafica quasi un quarto di secolo per non parlare poi di quanto sono vecchia dentro ma con la prospettiva di un bel concerto mi eccito ancora come una teenager.
Faccio tenerezza o sono semplicemente ridicola?
La domanda era retorica, quindi amici, non rispondete.
Ai posteri l'ardua sentenza.
E a me la prima uscita dopo oltre un mese di reclusione domestica.

postato da sempreinbilico alle 12:52 del giorno venerdì, agosto 22, 2008
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Andiamo a tagliarci le vene
(con un Murakami sottobraccio): sono la solita donnina di pastafrolla.

In questo periodo di particolare vulnerabilità ho commesso uno sbaglio e mi sono letta La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami.  -Perché sbaglio?- chiederete voi. Se questo romanzo mi fosse capitato tra le mani diciamo otto anni fa, sarebbe entrato di prepotenza nella lista degli Imperdibili. Perché il romanzo in questione è tutto un susseguirsi di impalpabili e malinconiche riflessioni dei protagonisti sulla solitudine umana. E la protagonista è una ragazza non bella, che vuole diventare scrittrice e si veste in modo assurdo: quand’ero giovane mi ci sarei identificata sicuramente.
Oggi invece, che giovane non sono più arrivata al centinaio di pagine mi sono domandata: “Ma ‘ndo cazzo sta la trama?”.
A un certo punto l’aspirante scrittrice stracciona sparisce un po’ come la protagonista femminile de L’avventura di Antonioni.
E sayonara: chi s’è visto s’è visto.
Alla fine del libro comunque ci sono arrivata con un magone che lo so solo io e non a causa della trama scarna: ultimamente anche un petalo di ciliegio potrebbe farmi male, se cadesse sulla mia guancia. Vi lascio immaginare che effetto abbiano avuto su di me riflessioni del tipo: «Per ognuno, ci sono esperienze particolari che è possibile avere soltanto in periodi particolari. Assomigliano a una piccola fiamma. Protetta con cura da persone attente e fortunate, alimentata, portata in alto come una torcia può vivere a lungo. Però, una volta spenta, quella fiamma non tornerà più. Quello che io avevo perso non era solo Sumire. Con lei se n’era andata anche quella preziosa fiamma» (p.204).
Sì cari miei: il devasto. Ho avuto la pippa per due giorni interni.
A dirla tutta forse non è stata nemmeno la trama esile a urtarmi, no. Almeno non quanto di essere fatta trapassare dalle parole di uno sconosciuto che sta dall’altra parte del mondo come una bamboccia inerme. E sì che la teoria ipodermica, a scuola ci insegnano che è stata superata da un bel po’ di decenni. Aveva ragione la mia amica Elena, qualche mese fa, a fermare la mano della sottoscritta che si allungava inconsapevole verso una copia di Norvegian Wood:”Non fa per te Murakami in questo periodo. Fidati”. Allora le detti retta. Ma quando mi sono trovata sott’occhio La ragazza dello Sputnik non ho saputo resistere. C’è chi, come la Bruttacopia, lo definisce uno dei più bei romanzi che abbia mai letto. Non potevo non leggerlo. E avevo finito i Tom Robbins. La prossima volta vedrò di scegliere con più cautela le mie letture in questi tristi tempi di magra emotiva. Quod me nutrit me destruit: per la prima volta un giapponese mi ha fatto male, a me alla piccola divoratrice di sushi e di vicissitudini orientali.
E’ proprio vero.

«Quando uno è ferito, signora, sanguina» (Haruki Murakami, La ragazza dello Sputnik, p.155).

Questo vale anche quando un cuore è colpito da un romanzo sanguina uguale.

postato da sempreinbilico alle 23:25 del giorno martedì, agosto 19, 2008
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De senectute
 
Che il tempo passa una lo capisce da tante cose. Non solo dalle vertebre della schiena che vanno dove vogliono loro. C’è stato un tempo in cui, per convincermi a fare un po’ di streching, i miei provavano sia con le lusinghe (“Santa Lucia ti porterà dei bei regali”) che con le minacce (“Santa Lucia non ti porterà niente”). L’ effetto che sortivano le minacce aveva una durata massima di 2 minuti e ½  tuttavia la mattina del 13 dicembre trovavo puntualmente i miei regali sul tavolo della cucina.
Forse perché sono viziata o forse perché l’ elagitrice di doni temeva che gli azzoppassi l’asinello per vendetta.
In ogni caso, dicevo, non ho mai preso volontariamente l’iniziativa di straiarmi sul tappeto e darmi a qualche esercizio di mantenimento.
Mai prima di stamattina. La colonna vertebrale urlava vendetta e così sono stata costretta a cedere – se proprio volete saperlo – con dubbi benefici. La colonna sonora che mi pulsava in testa, invece era molto groove.
Se qualcuno mi avesse vista, lì a braccia spalancate sul parquet, sarebbe stato indeciso sul paragone da effettuare: una versione blasfema crocifissione o una posizione individuale del kamasutra, ammesso che esistano le posizioni solitarie.
postato da sempreinbilico alle 23:12 del giorno martedì, agosto 12, 2008
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Teoria e pratica del porcocazzo
«E paura non abbiamo // degli sputi della gente // 
  dacci oggi il nostro pane // quotidianamente amaro»
                                                      Baustelle, I ragazzi venuti dallo spazio
 
La capacità di concentrazione è inversamente proporzionale alle ore di studio. Le leggo, le rileggo, le sottolineo e le ripeto con la sensazione di non trattenere poi molto: faccio spallucce. La demotivazione qua sta raggiungendo i massimi storici.
Sarà che ultimamente tengo sott’occhio Oltreilponte, il blog di Stellavale, una mia “collega”, laureata in scienze politiche cum laude che desiderosissima di lavorare nel sociale  si è ritrovata – sorpresa sorpresa - assunta con mansioni telelavoro per una compagnia di assicurazioni. Mi sa che anche questa volta il collocamento mirato non ha centrato il telelavoro.
 E che cazzo, commenterete voi, non è facile per nessuno. Ma sarà che nella visione di noi mongospastici, distorta da anni di emarginazione e solitudine, le fantasie professionali sono circondate da un’ aurea quasi romantica. Come giustamente diceva il compagno Marx: “L’uomo si realizza nel proprio lavoro”. E pure la donna, aggiungiamo noi, spastiche comprese.
Le nostre famiglie passano anni a pungolarci per spingerci a dimostrare quanto valiamo. Non si tratta solo di arrivare alla fine del mese o fare carriera (aspettative sacrosante e condivise del resto dall’ universo mondo) ma anche di avere una chance di non sentirsi fuori posto, anche dietro alla scrivania di un ufficio qualsiasi.
Ci è precluso l’ amore, e passi. Non possiamo costringere una persona a superare la repulsione che prova per noi.
I nostri rapporti interpersonali sono perseguitati dall’ ossessione che ci sta accanto dissimuli la pietà che prova per noi. E pazienza. Tanto più che la compassione è una reazione naturale alle sciagure che ci affliggono.
La salute, causa principale dei problemi che si irradiano in tutti gli altri ambiti è quello che è, e non è ragionevole credere che con il passare degli anni andrà meglio, anzi.
Sublimiamo tutto sognando una professione coi fiocchi. Se un povero spastico non trova un minimo di soddisfazione in ambito lavorativo dove minchia se la piglia? Chiede a mammà i soldi per andare a puttane?
Sarà che ultimamente la vedo ardua ma, amici, come dimostra lo scoramento di Stellavale per noi non ci sono molte prospettive.
Anche se forse un telelavoro fittizio, di quelli che sei pagato per non fare un cazzo potrebbe, nel mio caso, rivelarsi una botta di culo. Essere assunti con il telelavoro in quanto appartenenti a categoria protetta può voler dire passare le giornate in attesa che qualcuno si degni di inviarti un paio di pratiche da sbrigare, cosa che potrebbe benissimo non accadere in quanto selezionare delle incombenze da assegnare a un teleassunto è considerato un surplus lavoro ulteriore da parte dei responsabili dell’azienda. A volte il lavoro non arriva. Capirete anche voi che si tratta di un’attesa umiliante per chi è desideroso di guadagnarsi onestamente la busta paga, elemosinare quel tanto di lavoro per non sentirsi parassiti sociali.
Tuttavia questo telelavoro fottuto per una persona cinica e senza scrupuli potrebbe rappresentare la chiave di accesso all’ otium letterario.
Sbrigare rapidissimamente le teleincombenze assegnate e starsene reperibili ma nel frattempo leggere con una foga da forsennata. Leggere Borges, Bolaño e tutti i sudamericani. Studiarsi Barthes. Guardarsi la filmografia completa di Fellini. E scrivere, scrivere come dannata ringraziando il cielo che la paralisi mi impedisce di essere assunta come masturbatrice di maiali. L’ orgasmo di queste simpatiche creature dura trenta minuti. Ve la immaginate mezz’ora a spremere il dindino di un grufolante suino arrapato ? E ripetete l’ operazione per sedici volte in modo da coprire l’ arco lavorativo di una giornata.
Non so se per voi è lo stesso, ma personalmente ogni volta che se ne escono con un “Tesoro, non sei il centro del mondo” non posso fare a meno di sentirmi sollevata. Mi rincuora vedere che l’ esistenza degli altri continua. Gente che si sposa, progetta convivenze, si lascia, inizia a lavorare, scrive tesi, conosce gente, va in crisi, litiga, invia curriculum, ci prova con quello/a che potrebbe rivelarsi l’ uomo o la donna della sua vita, tradisce, conosce, ordisce. E’ bello osservare il brulicare del mondo restando immobili, molto più di quantro avrei mai immaginato. Se mi piglia un attacco di panico posso sempre mettermi ascoltare Dentro Marylin per riprendere fiato. Quanto al resto la partita è finita. Certo, quando mi spiegarono le regole del gioco non l’ avrei mai detto che si sarebbe conclusa così, sommessamente.Immaginavo una specie di esplosione appocalittica, come nelle ultime righe della Coscienza di Zeno.
Quando ero una mocciosetta e mi capitava di fare i capricci perché non volevo mettere l’ apparecchio della gamba mi dicevano che le persone normali non si lamentavano tanto. Così, visto che volevo a tutti i costi diventare normale pure io ho continuato a piagnucolare, ma meno.
Le regole del gioco prevedevano, in apparenza, che qualsiasi persona normale fosse automaticamente esemplare, per me.
Tuttavia, ¼ di secolo mi sembra un’ età troppo avanzata per continuare a giocare, dopo venticinque anni mi dimostrerei ridicola. Iniziare a barare è contro-natura: che lo facciano gli altri non è una giustificazione sufficiente per noi.
Qualche tempo fa ho scritto un post così negativo e dark da farmi quasi sussultare a rileggerlo. Preferiamo imputare tutta questa drammatica pesantezza al caldo, che solletica fantasie così spaventose da far accapponare la pelle malgrado questi quaranta gradi. Fantasticherie di natura perentoria e definitiva e, a posteriori, la loro durezza imbarazza anche se si potrebbe vantare più di un precedente nobile, tutto quel filone duemillenario che va da Sofocle a Houellebecq.
Ma qui non ci nascondiamo dietro a un dito.
Piuttosto, anche quest’anno meglio sotto la coltre di questa afa tropicale: i delitti più efferati non vengono forse commessi d’ estate?
Non è stato il caldo il movente dell’ assassinio nello Straniero di Camus?
Forse anche dell’omicidio commesso da Raskol’nikov in Delitto e Castigo.
Basta convincersi che tutta questa svogliatezza e quest’ immaginare se stessi buttarsi fuori dalla finestra siano dovuti all’ afa equatoriale.
Per quanto mi concerne è debilitante: l’umidità mi superspasticizza.
Continuo a pensare a Don Chisciotte, all’ironia distaccata che guidò la penna di Miguel Cervantes. Del resto come sosteneva la nonna di Switters, il protagonista di Feroci invalidi di ritorno dei paesi caldi l’essere umano non è che un forunculo sopra il  culo del mondo.
… E allora perché darsi tanta pena ? Piangersi addosso non serve a un cazzo.
Dunque ecco qualcosa che potete sempre imparare a fare per raggranellare qulche euro: www.cartomanzia.precaria.org
postato da sempreinbilico alle 22:13 del giorno sabato, agosto 09, 2008
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La Gloria Versus la psicologia-sociale: secondo round

Gloria rimembri ancora il tuo primo approccio con l'analisi conversazionale?

Ecco, tra un mesetto darò quell'esame lì, con cui avrei dovuto vedermela un anno fa ma che accantonai, causa di un'eccesso di demotivazione. Così per settembre ho accumulato un bel po' di esami da smaltire.
Questa è una delle ragioni per cui non mi sente tanto. L'altra, amici, è che preferisco stendere un velo pietoso su queste giornate sperdute in provincia.
Per la cronaca, rileggere il post linkato là sopra, mi ha strappato una risata: sarcastica ma pur sempre una risata. E lo humor è come il maiale:non si butta via niente.
La morale che possiamo rilevarne è che tutto passa e quando non passa siamo noi ad andare oltre.
O almeno, l'importante è crederci.

postato da sempreinbilico alle 18:56 del giorno martedì, agosto 05, 2008
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Omnes verum ab quaecunque dicatur a Spiritus Sanctus est
Anche quando esce dalla bocca di un cantante  pop.

Soundtrack: Libero, Fabrizio Moro

postato da sempreinbilico alle 22:07 del giorno martedì, luglio 29, 2008
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I file in comune
«Creo que en la formación de todo escritor –afirmó Bolaño– hay una universidad desconocida que guía sus pasos, la cual, evidentemente, no tiene sede fija, es una universidad móvil, pero común a todos.» (Da qui).


Nelle ultime settimane ho indagato su come procurarmi i saggi e le raccolte poetiche di Roberto Bolaño. L’ impresa si sta rivelando più ardua del previsto poiché la sua casa editrice spagnola non effettua spedizioni, tanto meno all’ estero. Tuttavia un fortuito contatto su Anobii mi ha permesso di ricevere via posta elettronica una raccolta di poesie del Nostro in formato pdf. Così, anche se non conosco una parola di spagnolo nei prossimi giorni mi cimenterò con le mie prime traduzioni poetiche.
… Che bella le letteratura di contrabbando.
A parte questo, tra le altre cose lunedì dovrei rimettermi sotto con sociologia per la sessione di settembre. Gli scrittori si formeranno pure in un università anonima ma per ora devo fare i conti con i corsi di un’ateneo fin troppo noto.
Il banner che ha lampeggiato tutta la sera sulla finestra del Messenger ha innescato una curiosità quasi morbosa verso Gli interessi in comune di Vanni Santoni. Dev’essere una bomba di romanzo se lo reclamizzano pure su Messenger e se la media di voti su Anobii è di tre stelline. E l’ autore non ha nemmeno cinque anni più di me.
Per non parlare del vincitore del premio Strega che di anni ne ha 26, ed è pure dottorando in fisica.
Invece, Alcide Pierantozzi, che ha recentemente pubblicato il monumentale L’uomo e il suo amore(532 pagine) è nato addirittura nel 1985 e di anni ne ha 23.
Da quanto ho capito leggendo una sua intervista ha pure potuto contare su un codazzo di editor. E la critica auspica per lui un luminoso futuro. E noi non possiamo altro che sottoscrivere l’ augurio e sperare che il giovanotto realizzi i suoi sogni, sia pure con un po’ di malinconia. Perché erano gli stessi che circolavano da queste parti prima di traslocare altrove. O quantomeno si somigliavano.
Ho riletto l’ unica intervista che abbia mai rilasciato, per un webmagazine, all’ uscita dell’Opera prima. Alla domanda Perché questo libro? Invece di risponderecon un dignitoso silenzio o di ringraziare per l’ oppurtunità che il destino mi aveva concesso mi sono lanciata in una tirata sulla ricerca del trait-d’union che ci accomuna tutti in quanto esseri umani mongonormali o normodisabili che è un po’ come dire perché sono una pazza esibizionista ed egocentrica convinta che le belle parole possano cambiare il mondo.
Qualche mese dopo ho tristemente verificato l’ inconsistenza dei benefici della semiotica. Ci sono persone con cui ti esponi al 100%, provi a farti capire, tanto che alla fine arrivano a conoscere tutto di te. Sanno tutto ma alla resa dei conti scopri che non hanno capito un cazzo. E allora chi te lo fa fare di squadernarti così?
Leggiti i classici o i bestsellers e zitta. Se ti fossi messa a studiare prima avresti appreso per tempo che la qualità di un’ opera si giudica dal rapporto segno- rappresentazione e non sul rapporto segno- mondo reale. Il che vuol dire, tra le altre cose, che un opera non va giudicata in riferimento alla realtà concreta a cui fa riferimento, ma solo in base a caratteristiche intrinseche.
La buona scrittura si dimostra in un mondo parallelo, o speculare, a quello reale. Ma non è la stessa cosa. Come tanti bambocci esordienti non avevo capito che si trattava di due piani distinti. Separarli significa cominciare ad invecchiare. E si continua ad invecchiare quando scorgi i nipoti della tua vicina di casa che ti ricordi appena lattanti e adesso invece, eccoli lì, pronti per il motorino. Li guardi e commenti: “Come siete cresciuti”.
Sussulti, rendendoti conto che : “Quanto sei diventata grande” fino a un paio di anni fa lo dicevano a te.
C’est la vie? Tutto qui?
 Mah.
postato da sempreinbilico alle 21:45 del giorno sabato, luglio 26, 2008
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Se una sera d’ estate Gloria
(Inizia a leggere un’altro libro di Calvino)
 
Partiamo da una premessa. Se una notte di inverno un viaggiatore di Italo Calvino non è letteratura per disperati in senso stretto. La sua struttura di base si articola intorno a figure cristalline e lineari, simili alle figure geometriche che si formano davanti all’ obiettivo di un caleidoscopio: strumento, non a caso citato nel romanzo, che non ho ancora finito di leggere, ma che ho già inserito nell’ elenco dei libri più significativi che mi sono capitati sottomano negli ultimi due anni.
Perché è una riflessione precisa sul duro mestiere di scrivere e sull’ immenso piacere di leggere. Sarà che l’ ho letto mentre ripassavo per un esame Manuale di semiotica di Ugo Volli (per l’ esame che ho dato l’altro giorno) ma nei personaggi ho rintracciato la personificazione di un sacco di teorie sul Lettore, sul Testo, sull’ Autore. Insomma, un romanzo impregnato di Umberto Eco, Roland Barthes, Jacques Derrida, Emile Benveniste e compagnia bella. Nientepopodimeno che un Saggio mascherato da fiction.
E a proposito dell’ elemento finzionale mi è venuto da paragonarlo, anzi no, da apparentarlo a Finzioni di Borges che mi sono ripromessa di finire entro il 31 agosto. Se una notte di inverno un viaggiatore è una specie di gemmazione dai romanzi dello scrittore sudamericano, entrambi gli autori sono apparentati da una speciale ossessione per la metafiction. Ma se da un lato Borges è uno scrittore cerebrale al 100%, pura geometria letteraria, Calvino riesce a insufflare nelle sue riflessioni, nelle storie che racconta e nei personaggi che descrive un’emotività deliziosa.
Ludmilla, La Lettrice, sprigiona lo stesso fascino evanescente e fuggevole che caratterizza L’Angelica dell’Orlando furioso, il poema epico più gioioso che conosco, ma forse il più sorridente di tutta la letteratura, probabilmente anche quella che non conosco.
Il Lettore e La Lettrice sono i predecessori di Yazna e ++, i due virus innamorati che saltellano da un pc all’altro: non si inseguono, non ancora tra i file dei sistemi operativi, ma si rincorrono tra le pagine dei libri. E quando si trovano danno vita a una delle più belle descrizioni di un incontro amoroso che mi siano mai capitate sotto gli occhi, dove anche il corpo della persona amata diventa un testo da decifrare.
E poiché il piacere del testo deriva un pochino anche dal contesto di fruizione ammetterò amici che ne ho letto qualche capitolo ieri, seduta in un’aula dell’università, dopo aver accompagnato una mia amica, iscritta a Giurisprudenza, a sostenere un esame sui Diritti Umani.
Vogliamo parlare di quanto è bello godersi un romanzo, mentre tutto intorno a te ferve la frenesia del ripasso?
No, vi basti sapere che alla mia amica ho portato fortuna perché dopo l’esame è tornata al banco dove l’ aspettavo con un bel 28 grassoccio. Lo stesso voto che mi sono pigliata all’ultimo esame della sessione. Così mi sono fatta coraggio e dopo l’interrogazione ho chiesto la tesi all’ austerissimo docente che ha detto di essere “molto interessato” al mio progetto Udite, udite farò la tesi su Grey’s Anatomy.
postato da sempreinbilico alle 15:45 del giorno venerdì, luglio 18, 2008
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Lapsus password ( quando la sessione diventa un ossessione)

Per effettuare il login su Splinder, come certamente saprete, bisogna inserire il nome utente e la password. Sovrappensiero, dopo aver digitato sempreinbilico, al posto della mia solita password mi sono accorta di aver inserito la parola esame. Fate un po'  voi. E ricordate che se talvolta, a due giorni dall' esame sembriamo un po' rincoglioniti è anche perchè, come insegna la teoria psicanalitica del cinema ( ma credo sia una nozione estendibile alla teoria psicanalitica di qualsiasi cosa) il nostro inconscio, porello, non dorme mai, E questo lo di-mostra pure un' adorabile film che ho visto ieri sera.
Sarà che ormai sono sull'orlo della deformazione professionale, ma non ho potuto fare a meno di chiedermi se Michel Gondry ha studiato pure lui le teorie di Cristian Metz.
postato da sempreinbilico alle 21:57 del giorno lunedì, luglio 14, 2008
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Il cervello dimezzato

Malgrado tutto, da queste parti si continua eroicamente a studiare e a dare esami anche se la modalità con cui li affronto mi ricorda tanto quei pennuti, oche, tacchini e compagnia, che una volta decapitati, continuano a starnazzare senza testa per il cortile. Ecco, attualmente mi sono ritrovata a studiare nello stesso modo. Nondimeno si tira dritto. Tuttavia permane una certa inquietudine che non saprei rappresentare meglio di così.

postato da sempreinbilico alle 21:08 del giorno venerdì, luglio 04, 2008
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Un desolato momento Zen

"Faremo dei rave sull' Enterprise
farò rifare l'asfalto per quando tornerai"
(Vasco Brondi)

Niente è così deprimente come ascoltare dei versi sulla nostalgia quando non si ha nessuno di cui sentire la mancanza. Le giornate trascorrono addormentate, in un inquietante letargo estivo.

Soundtrack: Le luci della centrale elettrica, Per combattere l'acne.

postato da sempreinbilico alle 22:55 del giorno venerdì, giugno 27, 2008
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Qui in campagna non  ci facciamo mancare niente

“…Che dirà mia madre quando mi vedrà? Che dirà mia madre?
che non ho mai seguito l'oro dei suoi consigli /che le do dispiacere
 che ho la faccia sciupata e non mi vesto elegante e che cammino male,
E CHE CAMMINO MALE!” (Federico Fiumani).


Come i più acculturati musicalmente tra voi qui avranno già intuito da queste parti si va avanti ancora a suon di Diaframma. Tanto più che la citazione da I giorni dell’ira è azzeccatissima. Stamattina mentre ciabattavo in pigiama verde e Crocs rosse verso la sdraio che i miei hanno piazzato in giardino con i libri sottobraccio, pronta ad affrontare i processi mentali di simbolizzazione mia madre lancia un’occhiata sdegnosa all’insieme e commenta: “ Ma non andrai in giro così a Milano, vero?”.
”Mà, guarda che a Milano rischio di incontrare Francesco Bianconi per strada. Ti pare che vado in giro così?”. Qui al massimo incrocio la zia Tecla che torna dalle commisioni in paese.
Perché ho deciso di tornare a casa ‘sta settimana? Mi sono già pentita. Nel frattempo mio padre ha deciso di battere il ferro di cui è fatta la testa dura di sua figlia finchè è caldo (e malleabile). Avendo notato l’incertezza esistenziale che domina ultimamente (la quale si manifesta in ore di “Che farò della mia vita?” pronunciati con la testa tra le mani) non perde occasione per decantare i vantaggi di un posto di lavoro da segretaria in qualche ufficio parastatale. Dice che mi vedrebbe perfetta come impiegata alla Poliambulanza. Forse finge di ignorare che la sua disgraziata figlia oltre a essere storpia, degenere, comunista e petulante soffre pure di ipocondria.
postato da sempreinbilico alle 22:32 del giorno mercoledì, giugno 25, 2008
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Sic transit Gloria in mundo

" L'odore delle rose
e' una reazione chimica,
se un giorno lo scoprissi
non l'ameresti piu'?

Il senso delle cose
e' una coperta stesa
su un passato ancora vivo
ma te lo ricordi tu?

Se torni indietro amore
tu certo ce la farai
a dare un senso alle cose
che sono dentro di te..."

...Con i Diaframma in sotto fondo nelle notti afose di questo week-end estivo, così caldo che sudano anche i petali sui roseti. Qui si canta a bocconi sul divano.Dunque compatitemi, amici: sembro sbronza ma in realtà sono sobria.E ringraziate il cielo che nella trascrizione che leggete lì sopra le stecche non si sentono

postato da sempreinbilico alle 23:23 del giorno domenica, giugno 22, 2008
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Suggerimenti, suggestioni e ricordi off topic

«Devo avvertire, visto che sarà una costante in questa storia, che ci fu un tempo in cui volevo essere uno scrittore, in cui mi richiudevo nell’ unica stanza tranquilla della casa dei miei genitori o andavo nei bar all’ aperto delle Ramblas a paticciare fogli dicendomi che ero più giovane di tizio quando tizio aveva cominciato e che non dovevo disperare, che solo resistendo ce l’ avrei fatta, come se fossero stati quindici round o qualcosa di simile.Devo avvertire che adesso ho ventinove anni e che a ventisei ero già un veterano della resistenza e della pazienza (…)». (Roberto Bolaño, A.G. Porta Consigli di un discepolo di Jim Morrison).


Mentre sciorino le caratteristiche fisiche della trasmissione televisiva per l’ esame di mercoledì e mi rendo conto di non saperle proprio a menadito (…che cazzo è la barra vestigiale? Avrei voluto scrivere la definizione ma non me la ricordo ) l’ unica consolazione rimasta mi sembrano i romanzi di Bolaño e i nachos intinti nella salsa piccante.
L’ altro giorno – ho scritto una bugia – per amor di conclusione ad effetto: ho bisogno di un uomo. Voglio dire, non sarebbe male averne uno ma per una che va in giro cantando a squarciagola “Non voglio più amici, voglio solo nemici!” ( da Tex dei Litfiba) sembra una possibilità come minimo improbabile. Una volta almeno ero convinta che sarei stata compensata da tutta codesta accozzaglia di guai con un talento e una sensibilità impareggiabili.
Ma come Angel Ròs, protagonista di CDUDDJMAUFDJ comincio a nutrire qualche dubbio a riguardo.
” Anni, señorita?”
Ventiquattro.
”Bozze di romanzi nel pc?”
Manco mezza. Anzi, non c’ ho manco l’ intenzione.
“ Progetti per il futuro?”
Una dozzina di mesi fa quando mi provocavano con i : “ E allora, vuoi passare il resto della tua vita a piangere ?” la risposta era un deciso: “Sì!”. Bei tempi quelli, lucidi.
Poi per fortuna mi sono rotta i coglioni di singhiozzare dalla mattina alla sera sul mio triste destino ma rimpiango la chiarezza di obiettivi che avevo in quei giorni lì.
Ho intenzione di laurearmi entro un anno ma più per inerzia che per motivazione. Non riesco a finire “Finzioni” di Borges e interpreto la mia mancanza come indice di ottusità. La gente, tendenzialmente mi spaventa, figuriamoci avere un uomo. Sono troppo svagata per leggermi i Capolavori della Letteratura. Anni fa un tipo che frequentavo aveva un incinciucio con una ragazza che andava orgogliosa di leggere solo e soltanto classici.
“ Ho provato a leggere un libro più recente, una volta “ fa lei con una smorfia di vago disgusto “ Poi mi sono detta- se questa è la letteratura contemporanea mi sono detta che era meglio continuare con i classici”.
Considerando che la tipa aveva due tette considerevoli e che si dilettava addirittura a scrivere poesie mi sembrò per un istante l’ incarnazione di tutto quello che avrei voluto essere. Poi ha aggiunto : “Il libro era Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”.
Ah, figlia mia! Non lo sai che criticare Melissa P. è un po’ come sparare sulla croce rossa ?
Non c’ è gusto. E con tutte le belle uscite che ci sono tu mi vai a pigliare proprio un’ esordiente un po’ pruriginosa. Lasciami dire che non sai proprio dove cercare, spocchiosa fighetta del cazzo.
Tutte queste cordiali riflessioni, una volta tanto, me le tenni per me, insieme ai grandi della letteratura contemporanea, quelli che tu, ciccia non conoscerai mai perché non sai dove cercare.
A te Melissa P. a me Roberto Bolaño.
In ogni libro del cileno trovo qualcuna delle mie ossessioni. Quella dell’ età degli scrittori per esempio. Ne approfitto le mie scarse capacità computazionali. Se un libro è stato pubblicato, diciamo, nel 1984 e l’ autore è nato nel 1953 quanti anni aveva l’ autore al momento della sua pubblicazione?E’ più giovane di me oppure no? Quanti anni abbiamo di differenza?
L’ esordiente più anziano di cui ho notizia è Defoe che iniziò a pubblicare dopo la sessantina.
E’ consolante se si considera che dopo i quaranta anche solo combattere le rughe è una battaglia persa.
”Oltre la quarantina mettersi la crema antirughe è come concimare un albero morto” disse qualcuno.
Ma per scrivere non è mai troppo tardi, almeno in teoria. Bolaño, se i miei calcoli sono esatti, morì a 53 anni. Se mi tornano di nuovo i conti io ne avrei a disposizione ancora 28 per arrivare al suo livello. Qualcuno scrisse che la letteratura era l’ arte di immaginare cose impossibili, senza porsi alcun limite. Sognare per sognare tanto vale sognare in grande, no?

Fiori per Morrison.
Una rosa per Emily. 
Carciofi in culo per Gloria.

postato da sempreinbilico alle 17:18 del giorno domenica, giugno 15, 2008
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Uomini e re

Mentre attendo che Beerman finisca di scaricarmi gli ultimi episodi della seconda serie di The Tudors trascorro le serate di questa torrida sessione estiva leggo Il re e il suo Giullare di Margaret George immaginario memoriale di Enrico VIII corredato dalle note del buffone di corte Will Somers. Opera decisamente corposa: supera le 940 pagine.
Erano anni che la sottoscritta non si appassionava a una  saga familiare: dal primo anno di università quando per un eccesso di diligenza mi ero messa a seguire Beautiful al fine di sostere al meglio il mio primo esame sulla comunicazione di massa: in che modo la celebre soap opera rappresentava i valori fondanti del puritanesimo americano?
Rimasta invischiata nelle vicende dei Forrester continuai a seguirli per un annetto fino a quando saltò fuori che Bridget e Ridge non erano fratelli e potevano così sgongiurare il rischio di un rapporto incestuoso. Questo era troppo, ripristinai immediatamente l' incredulità che avevo sospeso.
Fino a quando sono arrivati i Tudor. Ora potrei giustificare tutta questa passione per la fiction storica con lo studio delle strategie testuali adottate dalla narrazione audiovisiva al fine di coinvolgere lo spettatore... e blablabla. Ma inizio a sospettare che dietro ci sia altro.Mi sono fissata con gli intrighi amorosi di gente vissuta cinque secoli fa e li indago con una curiosità morbosa. Non è che inizio a trasformarmi in una donna frustrata? In una precoce acida zitella ?
La verità potrebbe essere di una banalità imbarazzante, amici: forse ho proprio bisogno di un uomo.

postato da sempreinbilico alle 21:58 del giorno martedì, giugno 10, 2008
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Dopo millenni, un orgasmo.

... Grazie alla signorina Ward e Beerman. Non fraintendete. Non che mi abbiano coinvolto in un orgia. Dopo  un' infinità di anni luce mi hanno semplicemente convinta ad uscire "... Che stare sempre chiusa in quella stanza non ti fa bene". E così siamo andati a vedere loro. Più roccherroll che mai. Come ripeto spesso: non posso dire se la musica rock faccia resuscitare i morti ma senza dubbio risana i paralitici. Mi sono dimenata tutta la sera. Mancava la coda di cavallo, un paio di membra un po' più in salute la tenuta ginnica e poi ero uguale al cartoon del video di Punk Lullaby.

postato da sempreinbilico alle 11:42 del giorno domenica, giugno 08, 2008
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L’ animale morente che ieri notte turbò il mio sonno
 
No, non è che non sto scrivendo perché sono in crisi, sotto tono, depressa e con il morale sotto terra
Sì che sono sotto, ma semplicemente sotto esame.
 E quindi studio:formalismo, strutturalismo,morfologia, e compagnia bella. Comunque, sessione o meno, cascasse il mondo, la sera finisco sempre a letto con un libro in mano. Ieri sera, per esempio mi sono letta l’ Animale morente di Philip Roth.
Esiste una parola per definire l’ ossessione che certi uomini nutrono per i seni?
Mazofilia? Tettomania?
In ogni caso, qualunque sia il termine, David Kepesh, il protagonista ne è senza dubbio affetto.
Il romanzo (che in realtà è poco più di un racconto lungo) mi ha decisamente turbata.
Mi sentivo un po’ stalinsta mentre lo pensavo, ma sfogliando le pagine non potevo fare a meno di definirla una storia decadente e borghese.
Non che sia un brutto romanzo, tutt’ altro. Lo stile di Roth è impeccabile. Solo che le sue trame mettono sempre in qualche modo il dito della piaga, ci costringono a osservare quello che normalmente la gente preferisce non vedere.
Roth, verso la fine del romanzo rievoca un incontro del protagonista che mi ha suscitato un vero e proprio orrore del signor D. K., mi veniva voglia di infilarmi nelle pagine e di dare una violenta scrollata di spalle a quell' incartapecorito borghesuccio, non mi succedeva da molto tempo.
 
«Posso parlare solo di una donna che conobbi qualche anno fa e che, mentre andavamo a casa mia disse:- Devo dirtelo, in seguito a un operazione ho soltanto un seno. Dunque non vorrei che tu restassi traumatizzato-.Ora per imperturbabile che uno ami credersi, se siamo sinceri, la prospettiva di vedere una donna con un seno solo non è molto invitante, vero? Riuscii a fingermi un po’ sorpreso, ma in apparenza non per l’ unico seno, e non credo di aver mostrato il mio nervosismo mentre cercavo di metterla a suo agio.- Oh, non essere sciocca, mica stiamo andando là per fare l’ amore. Siamo solo buoni amici, e buoni amici credo che dovremmo rimanere». (p.101)
 
Cristallino. Io che pure posso vantare una lunga esperienza in situazioni di questo tipo non saprei saputo descrivere in modo ugualmente efficace una scena del genere. Se lo fossi probabilmente mi chiamerei Philip Roth, e non Gloria B.
Comunque, “ non credo di aver mostrato il mio nervosismo” mi è sembrata una notazione abbastanza ingenua. Nessuna donna, dico nessuna, con una qualche forma di menomazione, è incapace di cogliare i segnali di nervosismo di un proprio eventuale partner, caro Mr. Kepesh. Siamo allenate a questo, abbiamo troppa paura di fare la figura delle stupide per permetterci di abboccare.
Ecco L’ Animale morente è un romanzo riuscito in quanto riesce ad essere urtante e contemporaneamente commovente. La descrizione del vecchio protagonista che mormora il nome della giovane amata quando si alza per andare in bagno la notte a fare pipì, trasuda tenerezza, o pietà se preferite.  Comunque questo dettaglio ha mitigato il mio giudizio tagliente sul personaggio dal momento che sussurrare il nome di persone che sono state importanti se mi succede di alzarmi nel cuore della notte è una cosa che, lo confesso, è capitata pure a me.
Fino a ieri credevo fosse un sintomo di pazzia. Adesso penso che se lo è, si tratta di tic nervoso almeno concepibile. Questa scoperta mi ha suscitato un sollievo tale che voi, miei stabili e-lettori, non potete nemmeno immaginare: da stasera potrò tirare lo sciacquone con una certa tranquillità.
postato da sempreinbilico alle 21:58 del giorno giovedì, giugno 05, 2008
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Quando se la faceva con gli alieni  David Duchovny non era così figo
(O forse ero io che non ci facevo caso)
 
Durante il primo semestre un nostro prof, che è pure un dirigente di Mediaset, ci aveva accennato a una serie tv molto interessante ma di cui, probabilmente, non avrebbero acquistato i diritti di trasmissione a causa della scabrosità dei contenuti (leggasi:un sacco di sesso). La fiction in questione era Californication, che ho provveduto a procurarmie per cui anche voi, amici, fareste bene a trovare un angolino nel vostro hardisk,( o sullo scaffale dei Dvd), soprattutto se vi considerate persone con un po’ di sale in zucca e vi piace il pulp, in particolare Bukowsky, a cui la serie è evidentememente ispirata (il protagonista si chiama Hank come il celebre alter ego di mister Bookowsky).
Non bisogna essere necessarimente scrittori in crisi per apprezzare, ma se scrivete è decisamente meglio. Secondo me uno dei momenti più folgoranti del primo episodio è quando lui Hank Moody (David Duchovny) spiega alla suora nella quale si è imbattuto: “Sto avendo quella che si potrebbe definire una crisi di fede. Più semplicemente non riesco a scrivere. Il che è uno schifo dal momento che sarei uno scrittore”.
Se avete mai provato ad andare oltre la stesura della lista della spesa sapete anche voi come l’ Ispirazione (dal vostro blog , all’ sms alla fidanzata, al romanzo del millenio) abbia molto in comune con un’Illuminaziome. Potremmo definirla una manifestazione dello Spirito Santo: quando la Colomba plana su di te e si degna di scacazzarti in testa.
A volte succede di sentirmi dire: “Mettiti seriamente a scrivere. Scrivi”. Suppongo che l’ avverbio seriamente e il verbo scrivere abbiano qualcosa a che vedere con i romanzi sopra le cento pagine, l’ impersonalità e la fiction. Se scrivere sul serio significa questo allora sappiate che ci vorrà ancora un bel po’ prima che ci arrivi, e che forse non taglierò mai il traguardo. Non perché non abbia soggetti da sviluppare. Ma perché mi sembra un giochino troppo facile e autocompiaciuto mettersi a dipanare le trame di personaggi immaginari quando la mia vita concreta è un casino: se riuscirò a sbrogliarla mi concederò la possibilità di buttar giù qualcosa altrimenti ritenterò (nella prossima vita).
E poi c’ è un’ altra cosa che mi frena. Non credo che diventare un buon autore sia la cosa in assoluto più importante per me. Sta al secondo posto sul podio degli Obiettivi – da- raggiungere. La prima è cercare di essere una buona persona, di quelle che sul letto di morte possono guardarsi indietro e ritenersi soddisfatte di non aver barato. Sarebbe bello andarsene con la soddisfazione di non aver passato la vita – non tutta almeno – a crogiolarsi nell’ autocommiserazione pur avendo avuto più di un motivo per farlo. Solo che un approccio combattivo all’ esistenza richiede energia, tutta l’ energia, che si ha a disposizione e mettermi a scrivere un romanzo, per come la vedo io al momento, si tratta di sdoppiare l’ energia quotidiana e riversarne una quantità analoga nel proprio lavoro, operazione creativa che ha tutta l’ aria di uno sforzo sovraumano se non addirittura divino.
Volevo scrivere un post a proposito dell’ efficacia che dimostrano certe serie americane nel rappresentare le inquietudini contemporanee e quotidiane (un po’ come certi blog anche se il presente non è tra questi) masono finita a divagare su un mio molto eventuale romanzo. Comunque fate in modo di guardarvi sul serio Californication: secondo me è una serie che merita anche perchè riesce benissimo a farsi capire da sola.

Ah, amiche che come me eravate bimbe quanto su Italia1 trasmettevano Xfiles la sapete una cosa? Non me lo ricordavo così sexy, il signor Duchovny. O forse ero troppo spaventata dagli alieni per farci caso…
postato da sempreinbilico alle 22:07 del giorno sabato, maggio 24, 2008
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Lasciate che mi scompisci
 
Un anno fa ero a Parigi. Che detta così può sembrare una frase piena di rimpianto e nostalgia. Allora la riformulo: un anno fa ero a Parigi sull’ orlo del suicidio e ampiamente oltre la soglia dell’esaurimento nervoso. Ricordo di aver passato due ore straiata su una panchina esattamente sotto la Tour Eiffel – Il mio ospite era all’ università – ad ascoltare senza sosta Bouquet dei Baustelle. A lacrimare come uno scoiattolo allergico e a maledire il mondo crudele. In quei giorni, lo ricordo bene non facevo altro che dormire di giorno e masticare brutti pensieri la notte. Cercavo libri divertenti da leggere che però non riusciva a trovare. Iniziai a leggere Memorie dal sottosulo che però ebbi il buon senso di interrompere dopo una quarantina di pagine perché altrimenti non oso immaginare come sarebbe andata a finire. Da allora è passatgo un’ anno e i miei ritmi sonno- veglia sono tornati regolari. E come osserva Céline fino a quando si riesce a dormire la notte non c’ è nulla di cui preoccuparsi. Leggo più narrativa umoristica di quanto abbia mai fatto. L’ altro giorno ho pure guardato Borat. La scena dell’ autosalone mi ha fatto troppo ghignare: il tipo voleva un' auto accessoriata di calamita per fighe.
Poi sto leggendo il romanzo di un certo Tom Robbins. Qualche tempo fa avevo iniziato Una banda di idioti, di John Kennedy Toole, ma siccome nella prefazione c’ era scritto che l’ autore è morto suicida a trentadue anni non sono riuscita a superare le prime 115 pagine: dopo ogni battuta non riuscivo a fare a meno di pensare che forse J.K. Toole mentre scriveva quelle scenette esilaranti stava contemporaneamente meditando il suicidio. Scrivi uno dei romanzi più divertenti degli ultimi sessant’ anni e poi falla finita: sinceramente è un’ ipotesi che presi in considerazione anch’ io e che credo di aver abbandonato più perché credo di non aver abbastanza talento che per altro.Meglio non titillare certe fantasie… Sarebbe idiota farla finita dopo aver lasciato un romanzetto di merda che negli ultimi istanti della tua piccola mente megalomane assume lo status di Capolavoro del millennio. Che figura di merda: è preferibile lasciar perdere. A questo punto converrete con me  che tanto vale vivere come ebbe modo di scrivere Dorothy Parker un bel po’ di decenni fa.
Ma, dicevo, sto leggendo un romanzo esilarante di un certo Tom Robbins. Prima di venire a sapere che l’ autore si è attaccato alla canna del gas e vedermi costretta a interrompere la lettura preferisco non avere sue notizie biografiche prima di avere finito il libro, che si intitola Feroci invalidi di ritorno dai paesi caldi. Ammetterete che già il titolo è una figata.
E’ preso da una citazione di Rimbaud “Alle donne piacciono i feroci invalidi di ritorno dai paesi caldi”. Il protagonista, uno sgangherato agente della CIA di nome Chicco Switters a causa di una maledizione scagliatagli addosso da uno sciamano dell’ Amazzonia viene costretto sulla sedia a rotelle. Se i suoi piedi toccheranno terra morirà all’ istante. E così il verso di Rimbaud diventa il suo slogan mentre si trova alle prese con Maestra, la madre di sua madre (che non vuole assolutamente essere chiamata nonna), la sorellastra Suzy del quale è innamorato e bramoso, più altra varia umanità che osserva con occhio ironico e disincantato.
Io leggo, mi domando come andrà a finire e intanto rido di gusto. Caldamente consigliato se anche voi siete sotto stress per una tesina su Matrix che non riuscite a sviluppare come si deve o per qualsiasi altro motivo.
postato da sempreinbilico alle 17:27 del giorno martedì, maggio 20, 2008
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Urrà II
( Urrà ‘n par di palle: DELUSIONE!)


Io non capisco se tutti questi operatori in ambito editoriale sono borderline e stressati perchè quello del libro è un settore in crisi, oppure se sono semplicemente fighetti pieni di spocchia. Forse sniffano coca in continuazione per tenersi a galla in un mare magnum pieno di competitors (e della consapevolezza che in Italia leggiamo in pochini).
Ho fatto bene a gongolare giovedì sera. Venerdì mattina ho chiamato la redazione di una rivista e mi ha risposto una donna, dalla voce avrei detto che fosse una donna di mezza età. Mi ha detto che erano un po’ presi a causa della chiusura del numero, ma molto cordialmente mi ha invitata a lasciare il mio recapito telefonico. Mi avrebbero chiamata appena possibile. In alternativa avrei dovuto telefonare oggi. Cosa che ho fatto nel pomeriggio. Ho parlato con Colei che rispose alla mail. Tanto solerte via web quanto sgarbata e irritabile al telefono. Non si ricordava chi fossi. Questo lo capisco. Del resto io non sono nessuno. Nessun giornale ha mai pestato i piedi per avermi tra le sue firme. Poi come ha precisato: “Io ricevo 300 mail al giorno”. M’ ha fatto sentire un po’ mortificata ma nonostante questo sono passata al dunque – sfoderando tutta la mia professionalità - e le ho chiesto di cosa le sarebbe piaciuto che mi occupassi. Mi ha detto che le sarebbe piaciuto che scrivessi di libri in tv. Le ho chiesto che taglio voleva dessi alla rubrica, quali aspetti emergessero, e quali programmi avrei dovuto monitorare. Non mi sembravano questioni oziose, anzi. Non lo sapeva nemmeno lei. Ha dato in escandescenze e mi ha chiesto come è possibile che non mi sia mai occupata di libri in tv. Ci mancava poco che aggiungesse: “MA NON TI VERGOGNI ? “.
Sono stata zitta ma non ho potuto fare a meno di pensare: “ Guardi, il tempo libero che ho a disposizioni da Liceali, Mogli a pezzi e compagnia preferisco passarlo a leggere libri piuttosto che guardare trasmissioni che ne parlano”. Appartengono anche alla tipologia dell’ allodola e – come ben sa chi mi frequenta - sono di quelli che vanno a letto con le galline e che si svegliano al canto del gallo, ragion per cui non riesco fisicamente a stare sveglia la notte. Non ci riuscivo nemmeno quando stavo leggendo Harry Potter.
Nondimeno le ho confermato la mia disponibilità totale: è un brutto mondo ma da qualche parte bisogna pur provare a entrarci e ho fatto del mio meglio per mostrarmi propositiva e sorridente.
Spulciando il Venerdì ho scoperto che su La7 trasmettono una striscia quotidiana che si intitola Due minuti un libro. Per un pugno di libri, la nota trasmissione di Raitre, invece, ha appena concluso l’ edizione di quest’ anno.
Ah, ora che ci penso Niffoi è spesso ospite di La7  (sempre lei!): avevo cercato su Youtube la sua intervista alle Invasioni Barbariche e pure un suo intervento a 8 e1/2 e  sul tema della scuola.
Indipendentemente da come vada avanti la cosa, ammesso che vada avanti, non le ho fatto una buona impressione. Al resoconto del mio colloquio telefonico mia madre non lesinato l’ incoraggiamento: da me non c’ è da aspettarsi altro, ha commentato, non sono capace di fare una buona impressione alla  gente. Sarà pure per questo che adesso mi sento un po’ avvilita.
Senza contare che questo è il secondo colloquio che sostengo.
E, mi viene da pensare che non ci sia due senza tre(mila).
postato da sempreinbilico alle 19:33 del giorno sabato, maggio 17, 2008
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Imprevisti (e anniversari)

E’ proprio vero: a volte nella vita accadono cose che mai ci saremmo aspettati.
Ai tempi d’ oro della mia adolescenza sismica a parte l’ affinità elettiva con Kurt Cobain mi sono innamorata solo di un altro paio di cerebrali cantanti rock, tipo Cristiano Godano e Alberto Ferrari.
Dovevo aspettare di arrivare a ventiquattro anni suonati, e ritrovarmi analista di programmi tv per innamorare di un attore. - Per ragioni rigorosamente di studio - mi sono fatta scaricare (dal solito Beerman) i primi episodi di una nuova serie anglo-americana, i Tudor, che ho passato senza pietà  al vaglio del mio occhio critico.Implacabile almeno  fino a quando la macchina da presa non ha mostrato lui. L’ ho visto e mi sono sentita tutta ‘ nfremito. Se mai Skellington dovesse ricomparire nella mia vita sarei lieta di parafrasarlo e di fargli notare che di certo non è Henry Cavill.
Ah, Skellington. Martedì sarà un anno esatto che il poveruomo, con la voce rotta dai singhiozzi mi ha annunciato sarebbe stato troppo impegnativo stare con una donnicciola cagionevole e bisognosa d’ assistenza come me. Poraccio pure lui. A tutt’ oggi mi giungono info non richieste sul suo stato: dicono non se la passi troppo bene. E’ sparito in modo così fulmineo che l’intera faccenda mi sembra assumere né più ne meno la consistenza di un sogno. Così irreale: non s’ è mai nemmeno scusato il pavido macaco. E dire che era uno dei miei più cari amici.
 Da non credere quando ai tempi della fuga dell’ Innominabile Skellington mi ripeteva: “ Coraggio Glò. Tu spaventerai sempre un tot di gente. Ma se fai paura al 70% della gente ti resta sempre da trovare il restante 30”. Come cambiano le cose.
Sai Skellington, al momento non mi importa  nemmeno di spaventare il 100% dell’ umanità
E non semplicemente perché il tuo comportamento (pessimo, lasciatelo dire) mi ha tolto un bel pezzo di fiducia nel genere umano. Perché il modo in cui ti ho amato ha finito con il dimostrarmi, paradossalmente che c’ è qualcosa di sano, normale e limpida pure in una donna come me anche se non sono così ingenuotta da credere che un giorno qualcuno se ne accorgerà o scemenze simili. E col cazzo che io sputtano la mia parte pulita e torno “ essere tua amica,dimenticando l’ ultimo anno” come più di una persona mi ha suggerito di fare. Perché in fondo non è che ti ho sterminato la famiglia, e qualora tu avessi bisogno sul serio di me io ci sarò sempre: e siamo tutti d’ accordo che  non c’ è bisogno di simulare un’ amicizia per questo.
Chissenefrega se quanto sono meravigliosa lo vedono gli dei, per cui i greci modellavano il retro delle statue che sistemavano sulla sommità dei templi, come ripetevi sempre tu.
Non credo più di essere una persona bella o particolarmente speciale. Tuttavia ho buone speranze nessuno mi umilierà più come hai fatto tu. Non si tratta di orgoglio, no ragazzo. E’ dignità. Non è un sentimento così ricco e intenso come provare amore per qualcuno, sarebbe idiota paragonare le due cose, ma è la fottuta dignità che mi permette di saltare giù dal letto al mattino.
Dicono che sia l’ attrazione il primo gradino che conduce all’ amore.
 Io non ho fascino, non so suscitare attrazione come tu e quell’ altro mi avete dimostrato. Pragmatica come sono non mi metterò certo a sognare “qualcuno che mi ami nonostante la mia malattia”, non dopo tutto il tempo che hai passato a piangerti addosso, a deperire, senza dormire, senza mangiare perché non sapevi – oh mio buon Gesù - affrontare come sono fisicamente: non sai quanto è stato mortificante sentirtelo dire. Non si stava parlando di un incontro di wrestling, tesoro.
Spero che dall’ ultima volta che ho ricevuto news (non richieste) sul tuo conto le cose siano decisamente migliorate per te, che tu abbia trovato una donna così sexy da inturti erezioni più solide di un ariete da sfondamento
Te lo auguro di cuore, anche se mentirei dicendoti che sarei felice se ne avessi la conferma.
E’ già  abbastanza faticoso metabolizzare i ricordi e costringermi a guardare avanti.Senza contare che mi tocca pure costringermi a guardare la tv per ‘sto stage.
Sai, credo tu sia stato l’ unico al mondo in grado di fare sentire puttana una ragazza senza averla mai  sfiorata con un dito. Manco fossi radioattiva.
Mi succede ogni tanto la mattina, mentre sprimaccio il cuscino con la mano buona di ripensare alle frasi consolatorie che mi sono sentita ripetere.Molte insistevano sulla quantità delle mie delusioni sentimentali ignorandone la qualità: “L’ Innominabile e Skellinton, in fondo non si tratta che di un paio di pirlotti, un paio”.
Che è un po’ come rallegrarsi perché le bombe atomiche che hanno sganciato sul Giappone sono state soltanto due.  
postato da sempreinbilico alle 22:39 del giorno domenica, maggio 04, 2008
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Ci sono più binari dentro il mio cervello cervello che braccia sul corpo di Visnù…
 
Nell’ era della convergenza la vostra affezionatissima dal multiforme ingegno riesce contemporaneamente a:
 
1)Scrivere questo post.
2) Tenere d’ occhio lo svolgimento del concerto del primo maggio come richiesto dal mio
tutor di     stage grazie alla scheda rv che ho inserito del pc.
(”Ave o Maria/ Maria televisione/ sei tu che crei il mondo / e la nuova dimensione” ha appena finito di cantare una tipa con una convinzione che commuoverebbe gli apocalittici, ammesso che ce ne siano ancora).
3)Continuare a sviluppare incessantemente la mia tesina su Matrix con risultati di gran lunga insoddisfacenti rispetto all’ impegno profuso.
4) Leggere un po’ di roba.
 
Stamattina mi sono svegliata determinata a finire un saggio di Jean-Louis Missika, La fine della televisione. Che rosea prospettiva. Solo che lì sul comodino c’ era Ginger man, un romanzo di J.P. Donleavy e la tentazione di leggerne un paio di paginucce si è rivelata irresistibile.Del resto l’ evoluzione e il declino del sistema televisivo francese non è che sia esattamente un argomento – appassionante - .E così le pagine di Donleavy che volevo concedermi da due sono diventate un centinaio.
Ma ditemi voi: come faccio a non amare un libro che in un dialogo a pagina 38 riporta: “Se c’ è una cosa che so per certo è che non sono uno scrittore. Non sono altro che un figlio di puttana affamato di sesso” ?
E a proposito di figli di puttana affamati di sesso ho finalmente fatto la conoscenza di Henry Chinasky. Ho passato un paio di sere con Charles Bukowsky tra le gambe. Mai letto niente di suo prima di questo Post Office. Che dire ? Papà per anni ha decantato le meraviglie di una mia ipotetica carriera alla poste. Invano ovviamente. Però se mi avesse detto che presso gli uffici postali si aggirano soggetti come Mister Chinasky forse, magari, chissà…
postato da sempreinbilico alle 17:18 del giorno giovedì, maggio 01, 2008
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... Sparate al Bianconiglio!

"C'è la porta di un segreto
Con niente proprio in centro
Vieni dentro,
VIENI DENTRO 
...E ti prendo!" (Da Vieni dentro)


Tutta mattina che lavoro alla mia tesina sull' odiatissimo Matrix e l' unica cosa di cui sono soddisfatta è di aver estrapolato da un brano degli Afterhours la citazione lì sopra - perfettamente calzante - e ho avuto l' ardire di inserirla a inizio paragrafo. Aveva ragione Orson Wells: studiare cinema è fatica sprecata.

postato da sempreinbilico alle 14:58 del giorno lunedì, aprile 28, 2008
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Martedì mattina ero seduta al bar con un occhio rivolto alla tazzina del caffè e l’ altro al Magazine del Corriere. Improvvisamente sono stata colta da una serie di scosse e sospiri che ai miei compagni sono apparsi chiari segnali di un’ orgasmo multiplo.Cosa l’ ha indotto ?Ricompostami a fatica, trattenendo a stento l’ emozione sono riuscita a spiegare che un trafiletto annunciava l’ uscita del prequel di Trainspotting. Welsh si conferma uno dei pochi uomini capace di riservarmi qualche brivido.Mercoledì esce invece il nuovo romanzo di Nick Horby. Il protagonista, udite udite è un ragazzino inglese fissato con lo skate e la mania di conversare con il poster di Tony Hawk appeso alla parete. La trama, tra l’ altro si rivela un’ ottima scusa per consigliarlo all’ Innominabile, un tempo pure lui skater appassionatissimo. Ricordo che mi inviava file jpg che lo immmortavalano in evoluzioni sconvolgenti. Ormai sarà un annetto che non lo sento. Magari gli manderò un sms per suggerirgli il libro. Si sa mai che mi risponda.

Quanto al resto ( la mia sciatta e insipida esistenza) ci sono poche novità.
“Chi ha orecchie per intendere intenda” sentenzia Gesù Cristo nel Vangelo. Alla fine dopo mesi di strazio ininterrotto e dissimulazioni i miei hanno finalmente smesso di nominare “ il mio amico Skellington”, atteggiamento alquanto insolito da parte dei miei iperapprensivi genitori dal quale deduco che la copia di ottusi che mi ha generato deve aver – finalmente – mangiato la foglia. Poracci. Dovreste vedere la loro faccia quando iniziano a fare il terzo grado sulle mie frequentazioni e si sforzano di non nominarlo. Essendo curiosi come scimmie imporsi una certa discrezione deve costrargli uno sforzo notevole. Meglio così, gli sono molto grata, non lo sopporterei il fuoco incrociato delle loro domande. Non è ancora il momento di rinvangare l’ accaduto con loro. Spero un giorno di poterli ringraziare per il tentantivo di non intromettersi che stanno tanto tenacemente portando avanti: se li conosceste un po’ sapreste che è assolutamente contro la loro natura. A volte mi fanno quasi pena. Ero abituata a un padre che da adolescente sbottava che dovevo abituarmi al surplus brutalità che la vita riserva a noi poveri handicappati e mi ritrovo un papà che mi osserva di sottecchi, costringendosi sorridere e addirittura, ogni tanto, a farmi coraggio.
postato da sempreinbilico alle 21:53 del giorno sabato, aprile 26, 2008
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Gloria va in tv
(Poi rientra e si guarda un film…)
 
Tra una lettura e l’ altra invece di finire sull’ home page di suicidegirls per corroborare la mia autostima, mi sono vista costretta per questioni di stage a partecipare in qualità di analista(!) a un programma di critica televisiva su un’ emittente locale.
Non credevo che nell’ ultimo anno la mia fobia di essere ripresa fosse aumentata a livelli così esponenziali. Mi rendo conto che non si trattata propriamente di un’ esibizione del proprio corpo ma dell’ esposizione, per giunta brevissima di osservazioni su un Rock in Rebibbia di Mtv.
Tuttavia davanti a un obbiettivo, che sia quello di una macchina fotografica o di una telecamera ho sempre l’ ossessione di esibire la mia handicappataggine in mondovisione quando potrei starmene tranquilla dietro il monitor di un pc a scrivere pagine e pagine di arguta saggistica.
Non di meno ho preso il toro per le corna e sia pure con la rigidità di chi si è ritrovato un palo un culo ho snocciolato il mio intervento da mezzo minuto.
Tornata tra le mura della mia stanzetta animata dalla la soddisfazione dei giusti mi sono vista Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel.
Date retta a una che se ne intende: peggio che nascere handicappati c’ è solo diventarlo. E il protagonista, affetto da una rara sindrome si ritrova da un giorno all’ altro immobile come un ficus Benjamin. Da capo redattore di Elle France a vegetale: che culo eh ?
Il film è tratto dall’ autobiografia di Jean dominique Bauby, trascritta da un’ ortofonista incaricata di codificare il battito della palpebra dell’ infermo il quale rimuginando sul proprio lavoro ripete più di una volta “Non sono Balzac” osservazione che me l’ ha fatto sentire proprio vicino, visto che è una costatazione che faccio spesso anch’ io quando mi ritrovo a scrivere di me. Eppure ci sono delle cose che vanno dette ed è questo che ha spinto Jean dom a sbattere ostinatamente la sua palpebra.
Lo scafandro e la farfalla si basa sulla dicotomia tra la realtà di un corpo devastato e quello che è stato o che avrebbe potuto essere se non fosse sopraggiunta la malattia.
L’ ho apprezzato molto questo taglio onirico, perché ha reso il film autentico sul serio. L’ immaginazione è una delle componenti che rende interessante la vita di noi poveri residui umani.
Anche se, personalmente, da quando Skellington ha levato le tende non ho più avuto la forza per sdoppiare la mia vita proiettandola in un corpo sano. Bauby, dicono nel film, è sopravissuto una decina di giorni alla pubblicazione della propria opera. Non ha avuto il tempo di vederere esaurirsi il filone della propria immaginazione, che è l’ unica cosa che ci fa perdere la speranza, più di tutta l’ immobilità del mondo.
Guardatevelo, Lo scafandro e la farfalla. E’ un film con una fotografia e una colonna meravigliose non il solito pseudocumentario pietistico.
La scena dell’ amante che gli telefona in lacrime per confessargli che non riesce ad andarlo a trovare è stata catartica, per me. Mi ci sono rivista molto nello sguardo perso del protagonista che ascoltava l’ ex singhiozzante e vedere una scena in cui qualcuno vive la stessa cosa è stata fonte di autentico sollievo. fratelli Lumière vi ringrazio per aver permesso l’ attuarsi della catarsi filmica.
E ricordo, a chi volesse girare un film su di me dopo la mia morte di inserire assolutamente Quanto vale dei Kina che ieri mi sono ritrovata ad ascoltare nel cuore della notte e mi ha ricordato i tempi in cui l’ immaginazione la faceva da padrone anche da queste parti.  
 
postato da sempreinbilico alle 16:31 del giorno venerdì, aprile 25, 2008
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Viaggio al termine della notte
(E del palinsesto giornaliero)
 
La prima volta che sentii nominare Céline, fu probabilmente in riferimento alla popstar canadese Dion perché all’ inizio della mia adolescenza era appena uscito Titanic e My heart will go on furoreggiava insieme al film. Solo un paio di anni dopo un professore da me odiatissimo ci confidò di avere una fotografia di un certo Céline sulla scrivania del suo studio: “Viaggio al termine della notte è un capolavoro, anche se Céline era di destra”. Probabilmente quel mio prof che mi ha perseguitato per un buon triennio a colpi di voti appena sufficienti ( per quanto studiassinon riuscivo mai a superare la soglia del sei meno meno) si considerava un lennista. Io ero pù propensa a considerarlo una reincarnazione di Stalin, complice il suo paio di baffoni brizzolati.
Fatto sta che fu proprio quel tristo personaggio che conobbi l’ esistenza di uno scrittore che si firmava Louis Ferdinand Céline.
Inoltre più o meno nello stesso periodo periodo mi misi a leggere accanitamente tutti i libri del mio amato Irvine Welsh. Sul retro della copertine era riportato più volte il commento “Irvine Welsh è il Céline degli anni Novanta”.
Viaggio al termine della Notte è così entrato a far parte della lista dei -libri da leggere prima o poi - e c’ è rimasto per un buon lustro.
Poi il solito Beerman me ne ha finalmente portato una copia, che non era nemmeno sua: “Oh, tienila bene che la devo restituire al mio amico mi fa”.
Gliela restituisco nei prossimi giorni. Le cinquecento pagine del romanzo me le sono fatte fuori nel giro di una settimana. Ebbene sì ci troviamo davanti un capolavoro di quella che il mio caro Bolaño ne I detective selvaggi definisce letteratura per disperati.
Parafrasando il commento di un mio compagno di corso mi viene da aggiungere che questo è un libro che mi riconcilia con il fatto di essere una miserabile.
Una cosa curiosa è che il protagonista è un medico tale Bardamu, disperato almeno quanto la maggior parte dei suoi pazienti e delle persone che incontra nelle sue peregrinazioni da anima in pena. Da brava anormale sono sempre stata abituata a considerare i medici delle specie di guardiani dell’ ordine fisiologico.
Solo che il dottor Ferdinand Bardamu, ex anarchico, a differenza dei suoi colleghi è consapevole di stare “percorrendo la notte” né più ne meno dei suoi pazienti e come sostieneva Schopenauer in uno di quegli aforismi che ieri copiavamo nel diario e oggi trascriviamo vicino al nickname su Messenger “ più aumenta la consapevolezza e più aumenta il dolore”.
Probabilmente per apprezzarne in pieno la struttura narrativa e lo stile avrei dovuto leggerlo in un altro momento, con una lucidità ‘ nattimino maggiore, perché ultimamente sto attraversando un periodo di consapevolezza particolarmente acuta e non è da escludere che le riflessioni di Bardamu abbiano contribuito ad amplificarla. Però c’ è da dire che se hai un minimo l’ occhio allenato lo cogli subito che Cèline ( nom de plume: quello vero è Desmouches) si è costruito un impianto narrativo con i fiocchi, non un tracciato dove incanalare disperazione pura e semplice. Ci sono un sacco di personaggi vividi e pieni di energia come la vecchia Henrouille o una prostituta tenera e compresiva come l’ americana Molly.
C’ è Madelon, che acceccata dalla passione come Emma Bovary a differenza dell’ eroina flaubertiana al posto di suicidarsi decide invece di vendicarsi di quel maniaco-depressivo che è il suo fidanzato Lèon (uno a cui, per inciso, viene da dedicare Orrore  
C’ è una vita brulicante di instabilità e incertezza nei vicoli e nelle periferie che ci ricorda come il precariato non è una faccenda elevata agli onori della stampa da Aldo Nove. E c’ è una miseria materiale e interiore profondissima di quella che oggi non si può raccontare altrimenti ti danno del paranoico sensazionalista. Come avrete capito il libro pullula di personaggi e situazioni così fitti e strambi che vi stordiscono. E vi consiglio caldamente di leggerlo, amici.
Una roba potentissima che mi ha fatto compagnia per qualche sera, aiutandomi a sopportare il mio malinconico stage come analista televisiva davanti alla luce incerta di un vecchio apparecchio tv.

”Allora i sogni affiorano nella notte per andare a incendiarsi nel miraggio che si muove. Non è affatto la vita quello che accade sugli schermi, resta dentro un grande spazio torbido , per i poveri, per i sogni e per i morti” (Viaggio al termine della notte, pag227).
 
L’ eco di parole così lucide aiuta anche alle due di sabato pomeriggio davanti a uno schermo piccolo come quello del mio pc costretta per questioni di stage- a vedere Daniele Bossari alla conduzione di Scalo 76. E vi assicuro che per un ex punkettona in un contesto del genere per sognare non ci sono molti spunti. Se almeno invece di un’ intervista ad Alicia Keys trasmettessero Orrore delle Kandeggina Gang…
 

postato da sempreinbilico alle 16:43 del giorno sabato, aprile 19, 2008

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"Per non essere autoritario mi sono espresso in modo autobiografico" (Stuart Hall)



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