Mi modero

Se siete passati anche ieri da da queste parti vi sarete accorti che ho eliminato un post. Dato l'argomento scabroso consideratelo in moderazione, devo decidere il suo destino: se ripubblicarlo in versione integrale, ripubblicarlo tagliato, anteporre un’ampia e ben argomentata introduzione oppure cancellarlo senza misericordia. Ma dal momento che sopprimere è un po' reprimere optare per l'ultima possibilità mi dispiacerebbe. D' altro canto mi rendo conto che a una prima lettura il post potrebbe sembrare il solito attacco di bile, spiattellato ai quattro venti pour épater la bourgeoisie. Ora che sono omai vecchia, però, provocare danni epatici al Resto Del Mondo non mi da più la consolazione di un tempo. Senza considerare che dare in pasto a webpubblico e webcritica i fatti propri senza alcuna mediazione retorico- stilistica è, spesso a ragione, considerato un atteggiamento poco serio se adottato da un aspirante scrittore. Un deterrente su tutti sono le Lezioni Americane in cui Calvino esortava a mostrare sempre indirettamente l' Orrore del mondo.
Citando qualcuno, forse Lacan, un mio professore durante una lezione ha detto: «L'orrore del reale talvolta pietrifica». Sacrosanto. Quante volte sono rimasta a fissarlo come un baccalà ? (L’orrore, ovviamente non il prof, un sant’ uomo che – tra l’altro - è pure quello della tesi).
Eppure mi viene da confutare, almeno in parte, queste argomentazioni.
Continuo a pensare che sia mio dovere correre dei rischi, tipo quello del fraintendimento.
Non per quell'astrazione che chiamiamo genere umano. Non sono mica Che Guevara. Tanto più che la gente ha i suoi problemi e certo sapere che un poveraccio disabile oltre ai problemi logistici propri di un poveraccio sciancato ha le sue belle gatte relazionali (anche sessuali) da pelare non aiuta a pensare a questo come al migliore dei mondi possibili. Quello che si legge online non cambia il mondo tuttalpiù conferma l’ impressione che ne abbiamo a volte: quello di vivere nel peggiore degli inferni immaginabili.
Tuttavia è confortante pensare di poter iniziare una frase scrivendo tuttavia o una proposizione avversativa qualsiasi.
Forse da qualche parte qui in giro c' è una quindicenne emiplegica che si sta convincendo di come tutto sia una presa per il culo e consulta Google come se fosse l’ Oracolo di Delfi, cercando di dissipare i suoi dubbi. Magari arriva da queste parti.
Sarebbe stato bello smentirla e dirle che no, non è tutta una presa per i fondelli. Se lo facessi, però, sarei la prima a prenderla in giro perchè tra quelli che considerano ogni cosa La grande truffa del rock'n'roll sono in cima alla lista. Spesso ho la sensazione che non mi resti molto tempo: ogni giorno che passa divento, fisicamente parlando, sempre più vacillante ed esausta. Non arriverò a diventare una scrittrice buona come avrei voluto, con anni di lavoro e tanta, tanta pazienza. Suppongo non ne avrò il tempo.Comunque, cara ragazza emi - punk che un giorno approderai su questo blog sappi che quei momenti di cui tanto ti parlano, capaci di dare un senso a , non proprio nei termini in cui te li raccontano, ma esistono. Certo ne pagherai il prezzo, e sarà un conto incredibilmente alto, forse più di quello che ti puoi permettere, proprio come è successo a me e allora ripeterai le stesse minchiate che ho fatto io. C' è poco da stupirsi, in fondo. Tutti i giorni potremmo imparare la lezione ma non lo facciamo quasi mai. Ma ricorda, ragazza mia, prima di arrivare alla fine della partita non c' è niente che sia davvero irreparabile. Se decidi di scendere in campo, questo tienilo a mente: anche se in un momento di debolezza permetti a qualche bamboccio di trattarti come una puttanella telefonica da 899 ci starai male ma, in un modo o nell’ altro, a questo, sopravviverai.
E voi che siete arrivati fin qui, fatemi un altro favore: guardatevi Persepolis. Non ha caso ho messo un fotogramma del film in altro. Avete fatto trenta, fate trentuno. E’ un cartone animato meraviglioso che parla di come trasformare il dolore in esperienza, quest’ ultima in racconto.Secondo l’ affermazione dell’ autrice Marjane Satrapi: «Quando ti fermi e ti lamenti, è perché le cose di cui ti lamenti sono riparabili, ma quando le cose di cui ti lamenti non sono più riparabili, allora hai due soluzioni: o ridi o muori». Parole sante, da tatuarsi sotto le palpebre per averle sempre davanti gli occhi.Comunque andrà, ad ogni modo mi resta la soddisfazione di aver riso da morire.
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11:31 del giorno
mercoledì, luglio 23, 2008
Se una sera d’ estate Gloria
(Inizia a leggere un’altro libro di Calvino)
Partiamo da una premessa. Se una notte di inverno un viaggiatore di Italo Calvino non è letteratura per disperati in senso stretto. La sua struttura di base si articola intorno a figure cristalline e lineari, simili alle figure geometriche che si formano davanti all’ obiettivo di un caleidoscopio: strumento, non a caso citato nel romanzo, che non ho ancora finito di leggere, ma che ho già inserito nell’ elenco dei libri più significativi che mi sono capitati sottomano negli ultimi due anni.
Perché è una riflessione precisa sul duro mestiere di scrivere e sull’ immenso piacere di leggere. Sarà che l’ ho letto mentre ripassavo per un esame Manuale di semiotica di Ugo Volli (per l’ esame che ho dato l’altro giorno) ma nei personaggi ho rintracciato la personificazione di un sacco di teorie sul Lettore, sul Testo, sull’ Autore. Insomma, un romanzo impregnato di Umberto Eco, Roland Barthes, Jacques Derrida, Emile Benveniste e compagnia bella. Nientepopodimeno che un Saggio mascherato da fiction.
E a proposito dell’ elemento finzionale mi è venuto da paragonarlo, anzi no, da apparentarlo a Finzioni di Borges che mi sono ripromessa di finire entro il 31 agosto. Se una notte di inverno un viaggiatore è una specie di gemmazione dai romanzi dello scrittore sudamericano, entrambi gli autori sono apparentati da una speciale ossessione per la metafiction. Ma se da un lato Borges è uno scrittore cerebrale al 100%, pura geometria letteraria, Calvino riesce a insufflare nelle sue riflessioni, nelle storie che racconta e nei personaggi che descrive un’emotività deliziosa.
Ludmilla, La Lettrice, sprigiona lo stesso fascino evanescente e fuggevole che caratterizza L’Angelica dell’Orlando furioso, il poema epico più gioioso che conosco, ma forse il più sorridente di tutta la letteratura, probabilmente anche quella che non conosco.
Il Lettore e La Lettrice sono i predecessori di Yazna e ++, i
due virus innamorati che saltellano da un pc all’altro: non si inseguono, non ancora tra i file dei sistemi operativi, ma si rincorrono tra le pagine dei libri. E quando si trovano danno vita a una delle più belle descrizioni di un incontro amoroso che mi siano mai capitate sotto gli occhi, dove anche il corpo della persona amata diventa un testo da decifrare.
E poiché il piacere del testo deriva un pochino anche dal contesto di fruizione ammetterò amici che ne ho letto qualche capitolo ieri, seduta in un’aula dell’università, dopo aver accompagnato una mia amica, iscritta a Giurisprudenza, a sostenere un esame sui Diritti Umani.
Vogliamo parlare di quanto è bello godersi un romanzo, mentre tutto intorno a te ferve la frenesia del ripasso?
No, vi basti sapere che alla mia amica ho portato fortuna perché dopo l’esame è tornata al banco dove l’ aspettavo con un bel 28 grassoccio. Lo stesso voto che mi sono pigliata all’ultimo esame della sessione. Così mi sono fatta coraggio e dopo l’interrogazione ho chiesto la tesi all’ austerissimo docente che ha detto di essere “molto interessato” al mio progetto Udite, udite farò la tesi su Grey’s Anatomy.
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15:45 del giorno
venerdì, luglio 18, 2008
Lapsus password ( quando la sessione diventa un ossessione)
Per effettuare il login su Splinder, come certamente saprete, bisogna inserire il nome utente e la password. Sovrappensiero, dopo aver digitato
sempreinbilico, al posto della mia solita password mi sono accorta di aver inserito la parola
esame. Fate un po' voi. E ricordate che se talvolta, a due giorni dall' esame sembriamo un po' rincoglioniti è anche perchè, come insegna la teoria psicanalitica del cinema ( ma credo sia una nozione estendibile alla teoria psicanalitica di qualsiasi cosa) il nostro inconscio, porello, non dorme mai, E questo lo di-mostra pure un'
adorabile film che ho visto ieri sera.
Sarà che ormai sono sull'orlo della deformazione professionale, ma non ho potuto fare a meno di chiedermi se
Michel Gondry ha studiato pure lui le teorie di
Cristian Metz.
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21:57 del giorno
lunedì, luglio 14, 2008
Il cervello dimezzato
Malgrado tutto, da queste parti si continua eroicamente a studiare e a dare esami anche se la modalità con cui li affronto mi ricorda tanto quei pennuti, oche, tacchini e compagnia, che una volta decapitati, continuano a starnazzare senza testa per il cortile. Ecco, attualmente mi sono ritrovata a studiare nello stesso modo. Nondimeno si tira dritto. Tuttavia permane una certa inquietudine che non saprei rappresentare meglio di così.
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21:08 del giorno
venerdì, luglio 04, 2008
Latest news: si tratta proprio di Anais nin
(...Son forse frigida?)
L' autorevole Corrado Augias a pagina 56 del suo Leggere riporta uno stralcio de L'avventuriero ungherese, il primo racconto del Delta di Venere. I miei dubbi di ieri sono stati improvvisamente fugati: l' e-book in mio possesso è proprio il libro della Nin. Oh, shit. Ma c'è davvero qualcuno che trova conturbanti descrizioni come:«Il suo sesso era come un gigantesco fiore di serra, il più grande che il Barone avesse mai visto, e i peliintorno erano folti e ricciuti, neri come il carbone»?.Augias probabilmente sì visto che qualche riga più sotto commenta: «La Nin è maestra nel suscitare quel genere di turbamenti che sono l' essenza stessa dell' erotismo». Sarà. A me più che turbare, disturba la sciatteria descrittiva. Altro che la raffinatezza di Tanizaki dove il più è eluso e a qualcosa si allude. Ma si vede che la letteratura erotica è un po' come il sushi: i giapponesi la fanno meglio.
A parte queste divergenze d' opinione Leggere:perchè i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi è un piacevole viaggio nelle letture del giornalista, infarcita di aneddoti personali e citazioni significative. Una in perticolare, di un certo Edward Morgan Forster, mi ha colpito e la trascrivo, a duratura memoria:
«Il racconto è immensamente vecchio:risale all' epoca neolitica, forse alla paleolitica.Già l' uomo di Neandertal ascoltava racconti, a giudicare dalla forma del suo cranio. L'uditorio primitivo era un uditorio di teste scarruffate, a bocca spalancata intorno a un falò da campo, stanche della lotta contro i mammut o i rinoceronti lanosi, e tenute sveglie soltanto dalla suspense. E poi, che sarebbe successo? Il romanziere continuava la sua tiritera, e non appena l' uditorio indovinava che cosa sarebbe successo in seguito, si addormentava o lo uccideva». (P. 111)
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15:23 del giorno
domenica, giugno 29, 2008
Alle prese con i classici del '900: meglio una trilogia oggi che un delta domani
Tra un pisolino e l' altro, tuttavia, durante questa settimana domestica ho fatto pure in tempo a leggere una manciata di libri tra cui, finalmente, Trilogia della città di K, un capolavoro ammaliante. La scrittura è scarna, ridotta all' osso eppure si dimostra incredibilmente precisa. Anche l' intrico allucinatorio che costituisce la trama mantiene un rigore ferreo. Chissà come ha fatto Agota Kristof a sviluppare una scrittura del genere?
Titillata dalla curiosità ho pure iniziato Il delta di Venere di Anais Nin che a differenza della Trilogia si è rivelato una delusione cocente. Lo stile è sciatto e le storie banali: una carrellata di fantasie estrapolate dal più scontato degli immaginari erotici. Siccome il libro l' ho scaricato in formato e-book mi è pure venuto il dubbio che qualche novello de Sade abbia caricato il frutto delle proprie fatiche intellettuali in rete e per incentivare il download abbia rinominato l' opera. Urge verifica bibliografica. Qualcuno mi trascrive l'incipit per favore?
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23:22 del giorno
sabato, giugno 28, 2008
Un desolato momento Zen
"Faremo dei rave sull' Enterprise
farò rifare l'asfalto per quando tornerai" (Vasco Brondi)
Niente è così deprimente come ascoltare dei versi sulla nostalgia quando non si ha nessuno di cui sentire la mancanza. Le giornate trascorrono addormentate, in un inquietante letargo estivo.
Soundtrack: Le luci della centrale elettrica, Per combattere l'acne.
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22:55 del giorno
venerdì, giugno 27, 2008
Qui in campagna non ci facciamo mancare niente
“…Che dirà mia madre quando mi vedrà? Che dirà mia madre?
che non ho mai seguito l'oro dei suoi consigli /che le do dispiacere
che ho la faccia sciupata e non mi vesto elegante e che cammino male,
E CHE CAMMINO MALE!” (Federico Fiumani).
Come i più acculturati musicalmente tra voi qui avranno già intuito da queste parti si va avanti ancora a suon di Diaframma. Tanto più che la citazione da I giorni dell’ira è azzeccatissima. Stamattina mentre ciabattavo in pigiama verde e Crocs rosse verso la sdraio che i miei hanno piazzato in giardino con i libri sottobraccio, pronta ad affrontare i processi mentali di simbolizzazione mia madre lancia un’occhiata sdegnosa all’insieme e commenta: “ Ma non andrai in giro così a Milano, vero?”.
”Mà, guarda che a Milano rischio di incontrare
Francesco Bianconi per strada. Ti pare che vado in giro così?”. Qui al massimo incrocio la zia Tecla che torna dalle commisioni in paese.
Perché ho deciso di tornare a casa ‘sta settimana? Mi sono già pentita. Nel frattempo mio padre ha deciso di battere il ferro di cui è fatta la testa dura di sua figlia finchè è caldo (e malleabile). Avendo notato l’incertezza esistenziale che domina ultimamente (la quale si manifesta in ore di “Che farò della mia vita?” pronunciati con la testa tra le mani) non perde occasione per decantare i vantaggi di un posto di lavoro da segretaria in qualche ufficio parastatale. Dice che mi vedrebbe perfetta come impiegata alla
Poliambulanza. Forse finge di ignorare che la sua disgraziata figlia oltre a essere storpia, degenere, comunista e petulante soffre pure di ipocondria.
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22:32 del giorno
mercoledì, giugno 25, 2008
Sic transit Gloria in mundo
" L'odore delle rose
e' una reazione chimica,
se un giorno lo scoprissi
non l'ameresti piu'?
Il senso delle cose
e' una coperta stesa
su un passato ancora vivo
ma te lo ricordi tu?
Se torni indietro amore
tu certo ce la farai
a dare un senso alle cose
che sono dentro di te..."
...Con i Diaframma in sotto fondo nelle notti afose di questo week-end estivo, così caldo che sudano anche i petali sui roseti. Qui si canta a bocconi sul divano.Dunque compatitemi, amici: sembro sbronza ma in realtà sono sobria.E ringraziate il cielo che nella trascrizione che leggete lì sopra le stecche non si sentono
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23:23 del giorno
domenica, giugno 22, 2008
My blueberry nights (Wong Kar-Wai, Usa 2007)
[Titolo austero: ma è il solito post cazzone]
Finalmente, sconfitte le mie titubanze, ho trovato il coraggio di guardarmi
My blueberry nights.
Qualcuno di voi si chiederà il motivo del mio esitare dato che per il cinema del cinese
Wong Kar Wai, come ben sa la mia amica Pahola ho sviluppato una specie di fissazione che si esterna in affermazioni estatiche sul genere: “ Ogni sua inquadratura andrebbe esposta in un museo”.
Non ho mai visto un film di Indiana Jones ma vado in visibilio ogni volta che mi passa sotto gli occhi qualche scena di
In the mood for love o
2046.
Perché dunque tanto recalcitrare ?
Il punto è che l’ attrice protagonista era
Norah Jones. La povera donna oltre ad essere un’ affermata cantautrice rivestiva anche il ruolo di manifesto – oggetto – del – desiderio da parte dell’ Innominabile, ragion per cui, come i più accorti di voi avranno intuito non l’ ho mai potuta soffrire.
Ora a distanza di tempo la folkstar mi fa una certa tenerezza: in fondo è stata colei che mi ha introdotto alla teoria e pratica della gelosia. Accettavo con un’ emoticon sorridente di circostanza gli mp3 che l’ Innominabile mi inviava adorante per poi ascoltarli rosa da quel sentimento che i più definiscono l’ altra faccia dell’ amore. Ecco per me l’ altra faccia dell’ amore è stata quella di Norah Jones. A ripensarci oggi, a distanza di qualche anno, tutto questo sembra accaduto ere geologiche fa. Comunque
My blueberry nights è ancora una volta un film dalla fotografia perfetta. Se qualcuno un giorno volesse provarci con me mi inviti a casa sua per guardarlo in dvd, credo proprio che sarebbe il film perfetto: inquadrature grandiose, un profilmico notevole (
Jude Law è un figo da gridolini orgasmici) e almeno un paio di battute da appuntare al volo, come questa ‘a proposito della tipologia di torte che restano intonse nei cafè alla fine della notte, a differenza della torta di mele e della cheese cake di cui non resta nemmeno una fetta ( sarà che mi ci sono identificata…):
«Non c’ è niente che non va nella torta ai mirtilli è solo che la gente sceglie altro.Non puoi dire che la colpa è della torta. E’ solo che nessuno la vuole».
Questi cinesi conquisteranno il mondo.
postato da sempreinbilico alle
21:40 del giorno
giovedì, giugno 19, 2008